A Firenze aperta la Stanza Segreta di Michelangelo

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(Adnkronos) – Virginia, studentessa messinese di storia dell'arte, appassionata di Michelangelo al punto da tatuarsi la celebre sibilla delfica sul braccio, Yong, giovane ragazzo cinese che vive a Firenze, e i coniugi Stephen e Marina, australiano lui, bresciana lei che hanno scelto Firenze come loro città d'adozione da 30 anni: sono loro i primi visitatori della Stanza Segreta di Michelangelo, che ha aperto questa mattina al pubblico al Museo delle Cappelle Medicee, parte integrante del gruppo statale dei Musei del Bargello.  "È stata una grande emozione", ha commentato il gruppo dopo essere uscito dal piccolo ambiente contenente i disegni a carboncino attribuiti al Buonarroti. "I disegni sembrano emergere mano a mano che li si osserva". A Firenze dopo quasi 50 anni dal suo ritrovamento (era il 1975), la Stanza segreta di Michelangelo, piccolo ambiente contenente una serie di disegni a carboncino attribuiti al Buonarroti (che qui si nascose nel 1530), a cui si accede dalla Sagrestia Nuova delle Cappelle Medicee, è ora accessibile al pubblico. L'apertura è fatta in via sperimentale fino al 30 marzo 2024 su prenotazione: un massimo di quattro persone a gruppo accompagnato, fino ad un limite di 100 persone la settimana. Il numero limitato di presenze per fasce orarie è dovuto alla necessità di intervallare il periodo di esposizione alla luce a led a periodi prolungati di buio. La stanzetta, 10 metri di lunghezza per 3 di larghezza, alta al culmine della volta 2 metri e 50, era stata usata come deposito di carbonella fino al 1955 e poi inutilizzata, rimasta chiusa e dimenticata per decenni, sotto una botola completamente coperta da armadi, mobili e suppellettili accatastate. È qui che nel novembre del 1975, durante dei saggi sulle pareti, che il restauratore Sabino Giovannoni si imbatté, sotto due strati di intonaco, in una serie di disegni murali di figura, tracciati con bastoncini di legno carbonizzato e sanguigna, di dimensioni varie, in molti casi sovrapposti, che Paolo Dal Poggetto, allora direttore del Museo delle Cappelle, attribuì per la maggior parte a Michelangelo.  Dal Poggetto ipotizzò che l'artista si fosse rifugiato nel piccolo ambiente nel 1530, quando il Priore di San Lorenzo, Giovan Battista Figiovanni, lo nascose dalla vendetta del papa Clemente VII, infuriato perché l'artista – durante il periodo in cui i Medici furono cacciati dalla città – aveva militato come supervisore delle fortificazioni per il breve periodo di governo repubblicano (1527-1530). Ottenuto il perdono della famiglia, dopo circa due mesi – che secondo la ricostruzione dovrebbero collocarsi tra la fine di giugno e la fine di ottobre 1530 – Michelangelo tornò finalmente libero e riprese nuovamente i suoi incarichi fiorentini, fino a quando nel 1534 abbandonò definitivamente la città alla volta di Roma.  I disegni, ancora oggetto di studio da parte della critica, secondo la tesi di Dal Poggetto furono realizzati durante il periodo di 'auto-reclusione' dell’artista che avrebbe utilizzato i muri della piccola stanza per 'abbozzare' alcuni suoi progetti tra i quali opere della Sagrestia Nuova, come le gambe di Giuliano de' Medici duca di Nemours, citazioni dall’antico, come la testa del Laocoonte, e progetti riferibili ad altre sculture e dipinti.  —culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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