Cosa chiedono i medici inglesi in protesta da mesi

Nel Regno Unito un medico con 10 anni di esperienza guadagna circa 28 sterline per un’ora di intervento di routine in sala operatoria, come potrebbe essere quello dell’appendice. Se sei al primo anno di formazione, il suo compenso scende a 14 sterline. Un dottore o una dottoressa in formazione può aspettarsi di guadagnare 29.384 sterline nel suo primo anno di lavoro se lavora a tempo pieno senza turni extra, ciò equivale a meno di 2.000 sterline al mese di stipendio. Con queste cifre, da circa un mese, la BMA – British Medical Association – sta guidando diverse proteste di giovani dottori e dottoresse per chiedere migliori condizioni di lavoro nel sistema sanitario inglese. Nelle prime due settimane di aprile i medici in formazione hanno incrociato le braccia per quattro giorni chiedendo al governo inglese un aumento salariale, dopo anni di nulla di fatto e di una graduale diminuzione della retribuzione. La BMA è uno storico sindacato e organismo professionale dei medici inglesi che difende e supporta la professione sanitaria nel Regno Unito. Secondo le loro stime il guadagno annuale per il personale medico, che opera in ospedali e cliniche mediche pubbliche, è sceso negli ultimi 15 anni del 26%.

Cosa chiedono i medici inglesi in protesta da mesi

Cosa chiedono i medici inglesi in protesta da mesi – Le falle della sanità

Tutte le mattine, dalle ore 7 in poi, in migliaia di loro si sono recati fuori le strutture sanitarie per chiedere maggiori retribuzioni, un’iniziativa di così vasta scala non si vedeva da anni nel Paese e non poteva passare inosservata considerando il grande lavoro in termini di persone raggiunte dalle loro cure mediche in tutto il territorio. Immediate sono state le reazioni dei dirigenti dell’NHS (National Health System) che inizialmente hanno fortemente criticato la decisione dello scendere in piazza e del manifestare, giudicando questo come un atto rischioso per la garanzia di assistenza ai pazienti, che si sono ritrovati senza medici per giorni. Eppure, stando ai numeri, le storie dei giovani dottori e dottoresse che da anni si prendono cura delle persone e che per questo non vengono equamente retribuiti, sono tantissime. Come dichiarato da Matthew Taylor, amministratore delegato della NHS Confederation – l’organizzazione associativa che riunisce e rappresenta l’intero sistema sanitario di Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord – “I medici in formazione sono una parte significativa della nostra forza lavoro medica – fino al 40-50% del nostro personale medico”. Da parte sua, però, l’uso di queste percentuali fa riferimento alla sua contrarietà allo sciopero in quanto causa di una mancata copertura medica nel Paese, sempre Taylor ha parlato di “effetto dirompente” sull’intero sistema sanitario come conseguenza degli avvenuti scioperi.

Cosa chiedono i medici inglesi in protesta da mesi – Le richieste dei giovani

Farsi sentire, farsi comprendere, lasciare un vuoto rischioso ma dovuto per tutta la cittadinanza, questo era l’obiettivo di chi ha preso parte alle proteste. Perché meno medici operativi significa anche meno cure per le persone che ne necessitano. Ma il lavoro del salvare vite richiede riconoscimenti che ancora stentano ad arrivare. Il segretario alla Sanità del governo inglese, Steve Barclay, ha affermato che la richiesta del BMA di un aumento salariale del 35% è irragionevole, in quanto comporterebbe per alcuni medici in formazione un aumento di oltre 20.000 sterline. Lo stesso segretario, poi, ha dovuto prendere atto che secondo l’analisi dell’ente benefico per la salute Health Foundation, la spesa sanitaria media giornaliera nel Regno Unito tra il 2010 e il 2020 è stata di 3.005 sterline pro capite all’anno, il 18% in meno rispetto alla media UE. Non sono solo le retribuzioni ad aver acceso la discussione nel dibattito pubblico, a stare male è l’intero sistema sanitario inglese. Gli ospedali stanno funzionando ben oltre la capacità, mancano i posti letto e le attese per i ricoveri aumentano costantemente. Per capire lo stato di salute del sistema sanitario inglese è necessario tornare all’anno cruciale della pandemia da COVID-19. Con il propagarsi dell’epidemia, l’NHS ha agito esattamente come ogni altro sistema sanitario pubblico. L’emergenza quotidiana ha richiesto un impiego di energie inimmaginabili, oltre ogni aspettativa a tal punto da dover deviare personale e risorse da tutta l’organizzazione per prendersi cura dei pazienti affetti dal virus. A distanza di tre anni, però, le falle del sistema e difficoltà di gestione hanno lasciato strascichi che si ripercuotono sulla qualità delle cure. Durante il periodo culmine della pandemia molte pratiche ordinarie sono state sospese, così come tante altre operazioni sono state annullate o rinviate nel tempo alimentando così un lavoro di arretrato per tutto il comparto medico. Il sistema sanitario del Regno Unito (NHS) è la più grande organizzazione pubblica non militare del mondo che racchiude la rete sanitaria di Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord. Fondato poco dopo la Seconda guerra mondiale, l’NHS è sempre stato considerato dall’opinione pubblica motivo di vanto ed esempio dell’efficienza del territorio.  

Cosa chiedono i medici inglesi in protesta da mesi – Un problema strutturale e il monito dell’Oms

La situazione di malessere della sanità del Regno Unito è giunta anche nelle stanze del WHO – l’Organizzazione Mondiale della Santà che, proprio nella pagina del sito dedicata al Paese, ha pubblicato l’intero discorso pronunciato da Sarah Abrams, una giovane dottoressa inglese che in occasione dell’Health and Care Workforce di Bucarest, avvenuto nella fine del mese di marzo scorso, ha raccontato la sua personale esperienza tra le corsie di un ospedale di Londra: “Sono un medico in formazione che attualmente esercita a Londra. Amo il mio lavoro, ma a soli 18 mesi dall’inizio della mia formazione, sento già tutte quelle sfide che vedono molti medici abbandonare la nostra professione e, come molti miei coetanei, ho già preso in considerazione opzioni alternative alla carriera clinica nel Servizio Sanitario Nazionale (NHS) proprio a causa delle esperienze fatte finora come medico in formazione. Le nostre condizioni di lavoro sono scarse e insostenibili: siamo cronicamente sotto organico e sotto risorse. Le pressioni non fanno che aumentare, spinte dall’invecchiamento della popolazione e dalle crescenti aspettative dei nostri pazienti, e queste pressioni sono state esacerbate dalla pandemia globale. Mi occupo regolarmente di un numero di pazienti due o addirittura tre volte superiore a quello che dovrei e la sicurezza dei pazienti è compromessa. Semplicemente non c’è abbastanza tempo per fare il minimo indispensabile, per non parlare del tempo da dedicare ai pazienti per capire le loro esigenze e per aggiornare i loro cari. Torno regolarmente a casa molto tardi e ho quasi sempre la sensazione di non aver fatto il meglio per i miei pazienti. È così scoraggiante, ed è l’esatto contrario del ruolo di responsabilità e di ispirazione che pensavo avesse, e dovrebbe avere, la figura del medico”.

Cosa chiedono i medici inglesi in protesta da mesi

Cosa chiedono i medici inglesi in protesta da mesi – Le trattative in corso tra con il governo

Intanto, lo scorso 2 maggio, si è svolto un incontro tra i rappresentanti del BMA e il Segretario di Stato per la Sanità e l’Assistenza Sociale, Steve Barclay, che ha così commentato l’esito del confronto: “I negoziatori del Comitato dei medici junior della BMA hanno accolto con favore la discussione di questo pomeriggio con i negoziatori del governo, in preparazione dei colloqui volti a risolvere l’attuale controversia dei medici junior. C’è ancora molto lavoro da fare ed entrambe le parti si incontreranno nuovamente nei prossimi giorni. Stiamo cercando di ottenere progressi urgenti”. L’incomunicabilità e contrasto degli ultimi mesi tra il sindacato BMA e il governo, però, non lascia troppo spazio ad una cieca fiducia che qualcosa possa realmente cambiare. Per i rappresentanti del comitato dei medici in formazione della BMA, infatti, il governo inglese per molto tempo ha voltato le spalle alle richieste dei giovani medici, mostrando poca collaborazione ad una reale buona riuscita di colloqui tra le parti. In sostanza, quello che si chiede è un’azione immediata e concreta. Gli obiettivi ultimi della British Medical Association sono puntuali e dagli effetti diretti ed è, secondo la loro progettualità, con un’azione di sciopero che verranno perseguiti fino al loro ottenimento. I punti salienti sono chiari e mirano a cure e salute più accessibile e qualitativamente migliore per tutta la popolazione:

  • Ottenere il ripristino integrale delle retribuzioni per invertire il forte calo salariale subito dai medici in formazione dal 2008/09.
  • Concordare con il governo un meccanismo che impedisca eventuali futuri ribassi rispetto al costo della vita e all’inflazione.
  • Riformare il processo del DDRB (Doctors’ and Dentists’ Review Body) in modo che gli aumenti salariali possano essere raccomandati in modo indipendente ed equo, per salvaguardare l’assunzione e il mantenimento dei medici in formazione.

(foto copertina LaPresse)

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La storia al contrario

Il terrorismo israeliano e lo “spazio vitale” nazional-sionista. Nell’articolo principale Alessandro Di Battista sottolinea come sia «triste constatare quanto i discendenti delle vittime dell’Olocausto stiano, giorno dopo giorno, assomigliando sempre più ai peggiori carnefici della Storia». Greta Cristini analizza geopoliticamente i possibili scenari, mentre Luca Steinmann e Valerio Nicolosi ci raccontano la vita in Libano e in Cisgiordania con i loro reportage. All’interno Line-up, Un Podcast per capello, Ultima fila e Nel mondo dei libri, le consuete rubriche di Alessandro De Dilectis, Riccardo Cotumaccio, Marta Zelioli e Cesare Paris.

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