Meloni imprendibile, Schlein più forte

Alle urne un italiano su due. Dal voto emerge la voglia di bipolarismo, con i partiti della Meloni e della Schlein che rafforzano la propria leadership

È stato il voto delle donne (Meloni e Schlein), del bipolarismo, della conferma della luna di miele degli italiani con il governo. Ma è stato anche il non-voto, perché l’affluenza non è andata oltre il 49,69%, un italiano su due. Sono le prime cose che saltano agli occhi analizzando l’esito del voto delle elezioni europee nel nostro Paese. Fratelli d’Italia sfiora il 29% (28,8%) e si legittima ulteriormente come primo partito italiano, trainato dall’ottimo successo personale della Meloni, la più votata in tutte le circoscrizioni.

Il premier italiano è ancora il più votato
Oltre due milioni di italiani hanno votato Giorgia Meloni – (foto LaPresse) ilMillimetro.it

Al secondo posto si colloca il Partito Democratico, con il 24%. Un risultato superiore sia a quello delle Europee di cinque anni fa (22,7%) che a quello delle Politiche del 2022 (19%). Certo, siamo lontani dal 40,8% delle Europee del 2014, ma è un dato che soddisfa i dem e che di fatto bipolarizza la politica italiana, perché riconosce nei due principali partiti di centro-destra e di centro-sinistra, FdI e PD, un ruolo leader nei relativi schieramenti. Insieme, le due forze politiche sono intorno al 53%.

Staccato il Movimento 5 Stelle e le parole di Feltrin

Al terzo posto si colloca il Movimento 5 Stelle, che però si lecca le ferite: il 9,9% è un risultato deludente, il peggiore della storia dei grillini. Bene Forza Italia, che al primo voto senza Berlusconi ottiene il 9,7%, superando la Lega di Salvini (e Vannacci) ferma al 9,12%. Infine AVS ottiene un sorprendente 6,7%, grazie anche all’exploit di Ilaria Salis (un’altra donna che esulta), eletta all’Europarlamento. Fin qui i partiti che superano il 4%. Grande delusione in casa SUE, con il tandem Bonino-Renzi fermo al 3,8%, e in Azione: Calenda puntava al 5% ma deve fermarsi al 3,3% ed è fuori dall’Europa. Chi si aspettava ripercussioni nel governo, probabilmente resterà deluso: la maggioranza ha aumentato i consensi rispetto alle politiche del 2022, passando dal 42,9% al 47,6%. “Nel governo non cambierà praticamente nulla”, assicura il politologo Paolo Feltrin ai microfoni de il Millimetro. “Tutti e tre i partiti di governo hanno aumentato i consensi, ma Forza Italia e Lega hanno guadagnato troppo poco per chiedere qualcosa in più, FdI è cresciuta più di loro due. Sull’Autonomia la Lega è obbligata a tenere fermo il pallino. Il partito di Salvini ha perso al Nord ma cresce al Sud, passando dal 5,8% delle Politiche del 2022 al 9,2% in Calabria, dal 4,4 al 5,8 in Campania e dal 5,1 al 7,5 in Sicilia. Potenza delle grandi opere! Ora Salvini deve riuscire a tenere le gambe in due staffe: dare risposte al Nord, con l’autonomia, e assicurare le grandi opere al Sud. Il tutto con un deciso spostamento a destra con Vannacci”.

La situazione a sinistra: Renzi e Calenda fuori dall’Europa

Il centro-sinistra ha luci e ombre: “Registriamo il successo inatteso, clamoroso e imprevisto del PD. Tutti pensavano che i dem fossero in difficoltà, ma la Schlein può davvero esultare. E in molte regioni il PD è il primo partito. Male invece il M5S: la scarsa affluenza nelle sue roccaforti, in particolare al Sud, lo ha penalizzato. La mia impressione – dichiara Feltrin è che quando si aprirà il processo a Conte, e questa è una sua sconfitta personale, verrà messo sotto accusa un certo suo estremismo di sinistra e un certo suo opportunismo nelle scelte, come avvenuto nelle regionali. Insomma, lo accuseranno di eccesso di politicismo. Ma così non va da nessuna parte, credo che questo sia il declino finale dei grillini, potrebbe essere l’inizio della fine”. In questa situazione come cambia il campo largo? Feltrin non ha dubbi: “Io l’avevo detto prima delle elezioni. La cosa da augurarsi, anche a costo di una crescita importante del centro-destra, è una secca sconfitta dei 5 Stelle. Perché questo risolve un grande problema: negli ultimi 2-3 anni c’è stata una guerra mortale tra PD e 5 Stelle per la leadership nel campo del centro-sinistra. Ora, con questo 24 a 9 non si discute più, il PD può giocare a sinistra e al centro e guadagnare su entrambi i fronti.

I partiti di Calenda e Renzi non ce la fanno
Calenda e Renzi fuori dall’Europa – (foto LaPresse) ilMillimetro.it

La crisi di Calenda e Renzi, inoltre, li rende più deboli e quindi più assoggettabili. Ora, finalmente la Schlein ha 3-4 ‘nanetti’, proprio come la Meloni con Lega e FI, e può dettare legge. Non dimentichiamo che tutte le opposizioni insieme hanno totalizzato circa il 48%. La stessa cosa è avvenuta con Letta due anni fa: unendo tutti avrebbe battuto il centro-destra anche alle politiche del 2022”. Sulla legge elettorale il politologo non ha dubbi: “Questo sistema ha funzionato bene; la soglia di sbarramento al 4% funziona, perché trae in inganno. Se fosse al 5% nessuno si sarebbe per forza messo insieme. La soglia al 4% illude tutti di poterla superare. Se Renzi e Calenda fossero rimasti uniti avrebbero preso il 7%. Cosa, invece, che hanno capito benissimo Bonelli e Fratoianni”. La bassa affluenza resta un problema serio: “Non mi sorprende il fatto che alle urne sia andato un italiano su due. Tutti dicono che la gente non vuole andare a votare, ma io credo che almeno il 15-20% sia stato impossibilitato a recarsi nei seggi elettorali. Chi fa lacrime di coccodrillo sull’astensionismo è un doppiogiochista, non fa nulla per portare gli elettori alle urne. Le soluzioni ci sono, penso al voto anticipato o per corrispondenza. Si tratta di strumenti utilizzati da tanti. Siamo nel XXI secolo, l’elettorato è cambiato rispetto ai secoli scorsi, è sempre più mobile, lontano da casa. In Italia non si fa nulla. C’è da augurarsi che vada a votare ancora meno gente, così i governanti prendono provvedimenti”.

Il vento Nero soffia sull’Europa. E la Francia è nel caos

Passando al livello europeo, la sensazione è che, nonostante la marea nera in molte nazioni, la “maggioranza Ursula” regga, grazie ai consensi ai popolari del PPE, ai socialisti di S&D e ai liberali di Renew. “Sì – conferma Feltrin – la maggioranza è salda, non ci sono coalizioni alternative. Il punto è che chi si aspettava una indicazione per una guida ancora più solida è rimasto deluso. Inoltre, due Paesi che davvero contano nei destini dell’UE, Francia e Germania, escono azzoppati, con la vittoria della estrema destra avversaria della Von der Leyen. Mi colpisce molto quello che è accaduto in Francia: il Presidente Macron, subito dopo l’esito delle urne, ha sciolto il Parlamento e ha indetto le elezioni per il 30 giugno. Come si fanno a organizzare le elezioni in 20 giorni? La tempistica lascia un po’ perplessi, in Italia sarebbe impensabile…”.

Il presidente Macron ha sciolto il Parlamento
Il 30 giugno in Francia si torna a votare – (foto LaPresse) ilMillimetro.it

Carlo Buttaroni, presidente istituto di ricerca Tecnè, non ha dubbi: “Gli effetti del voto sul governo saranno positivi, perché aumentano tutti i partiti della maggioranza, una cosa non comune visto quello che è successo nel resto dell’Europa, dove tutti i partiti al governo hanno perso”, dichiara al Millimetro. “Nell’opposizione il PD si rafforza, ma cambia il carattere della coalizione. Il partito trainante diventa il PD e i 5 Stelle escono dalla competizione per la leadership: il PD è indiscusso punto di mediazione nel campo del centro-sinistra. Credo che la formula politica del campo largo non funzioni più, è superata anche dal punto di vista sinottico, bisogna trovare un altro nome e il centro-sinistra deve necessariamente rifondarsi”. A livello europeo cosa accadrà? La Meloni sosterrà una eventuale ‘maggioranza Ursula’? “Cosa farà la Meloni è un vero enigma. In Germania il risultato ha penalizzato il governo ma non le prospettive della posizione tedesca in ambito europeo. In Francia invece è cambiato tutto: con la scelta di Macron di indire le elezioni legislative potrebbe esserci un cambio di segno politico, per cui la partita si apre. Credo che i numeri ancora siano indirizzati verso una maggioranza Ursula, alla fine la soluzione sarà questa. La Meloni si trova al bivio: credo che difficilmente possa entrare nella maggioranza Ursula, il che renderebbe l’Italia un po’ più debole, visto che Forza Italia invece sarà nella maggioranza. Ma non sarebbe neanche strano che ci sia un governo in Italia che è diviso in ambito europeo, negli altri Stati ci sono situazioni anche più estreme”. La leadership di Salvini è in discussione, visto anche il successo di Vannacci, con mezzo milione di preferenze? “La dichiarazione di Bossi a urne aperte – sostiene Buttaroni – ha fatto la fotografia delle due Leghe e delle due anime che vi convivono. Il successo di Vannacci dal punto di vista delle preferenze lo rende ancora più plastico, allontana ancora di più le due sponde delle anime leghiste. La leadership di Salvini da un lato si rafforza, esce fuori dai rischi di una crisi immediata, ma dall’altra il risultato accentua le divisioni.

Nei prossimi mesi la Lega dovrà trovare il modo per una coabitazione che probabilmente non sarà facile”. Infine l’affluenza: “Nelle stime avevamo previsto un calo, avevamo detto che poteva scendere anche al 48%. Dobbiamo interrogarci su un problema: quanti votano, e chi vota. I votanti, infatti, si caratterizzano per essere le persone che stanno un po’ meglio, l’astensione ha sacche sociali più in difficoltà. Se fosse distribuita equamente sarebbe meno preoccupante, ma nel momento in cui si concentra su fasce sociali fragili, è il momento di domandarci se la democrazia può essere fatta e sostenuta solo da coloro che stanno un po’ meglio, mentre chi sta male non va a votare. Ai governi di turno sfuggono le problematiche delle fasce più fragili della popolazione”. Insomma, si perde legame con il territorio, con il rischio di passare dai partiti ztl alla politica ztl. Un tema sul quale è bene aprire un confronto a tutto campo.

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