Gli indigeni salvano la foresta brasiliana

Le comunità del Brasile stanno mettendo in atto una forma ancestrale di gestione collettiva che, per ora, sta dando buoni risultati

La foresta amazzonica è un tesoro dal valore inestimabile che si sviluppa sul territorio di ben nove Stati del Sud America. Da anni, purtroppo, si sente parlare sempre più spesso dei grandi danni che sta subendo la biodiversità di questa vastissima area, con una piaga sempre più grave: la deforestazione.

In Amazzonia la situazione è complicata
Gli indigeni salvano la foresta brasiliana – ilMillimetro.it

Da una parte c’è l’impegno del Governo, da molti ritenuto ancora insufficiente, dall’altra ci sono gli abitanti di queste terre, che stanno portando avanti virtuose battaglie per proteggere in prima persona i propri territori.

“Tupi”, la foresta bianca

Nello Stato settentrionale di Bahia, in Brasile, 35 comunità si sono alleate per conservare e recuperare quasi 50.000 ettari di foresta secca di Caatinga nel nord-est del Paese, unendo le loro forze nel progetto “Recaatingamento”. La Caatinga è una delle regioni che negli ultimi anni ha subìto maggiormente le conseguenze disastrose del cambiamento climatico, dalla drastica riduzione delle piogge all’aumento della temperatura terrestre. Colpita da siccità ricorrenti, quest’area è anche il terzo bioma più deforestato del Brasile, con il 13% del suolo che è già sterile. L’ultima grande siccità – 2012-2017 – è stata la più lunga mai vista dal 1800 ad oggi. Secondo MapBiomas, la Caatinga ha perso 54.000 ettari della sua superficie d’acqua naturale (senza contare le centrali idroelettriche e i bacini idrici) tra il 1985 e il 2022, pari al 17% del totale originario.

La siccità ha distrutto la foresta
Il disastro ambientale nella Caatinga – ilMillimetro.it

Secondo i calcoli del Laboratorio di analisi ed elaborazione di immagini satellitari (LAPIS) dell’Università Federale di Alagoas, 126.336 chilometri quadrati, ovvero il 12,85% della Caatinga, sono già in fase di desertificazione. Si tratta di un’area equivalente a quella del Portogallo, che comprende lo Stato meridionale di Pernambuco e il nord di Bahia, dove si trova la comunità di Lages das Aroeiras. Per evitare di morire di sete, nel corso dei secoli, le piante della Caatinga hanno sviluppato dei sistemi per immagazzinare acqua nei mesi secchi e per trattenere il massimo dell’umidità nelle proprie radici. Per queste particolari condizioni atmosferiche, nei periodi di siccità, la foresta assume una tonalità monocroma grigiastra e da ciò deriva il soprannome “Tupi” (foresta bianca). È pur vero che, a causa del cambiamento climatico aggravatosi negli ultimi anni, lo stato di salute di questo prezioso bioma è sempre più critico ed è praticamente irrealizzabile qualsiasi tentativo di rimboschimento. A ostacolare la crescita delle specie vegetali reimpiantate non c’è solo la crescente siccità ma anche le capre.

“Recaatingamento”, la recinzione delle foreste secche

A differenza delle mucche, le capre sono diventate il capo di bestiame principale della zona, poiché in grado di sopravvivere nutrendosi di arbusti secchi che invadono la Caatinga. Animali destinati alla produzione di carne e cuoio, unica fonte di reddito per milioni di famiglie. Secondo l’Istituto brasiliano di Geografia e Statistica si può parlare addirittura di sovrappopolazione: nel nord-est del Paese pascolano 11,8 milioni di capre (il 95% del totale della nazione) a cui si aggiungono altri 15 milioni di pecore (il 70% del totale).  

Le capre hanno preso il posto delle mucche
Capra nella foresta brasiliana – ilMillimetro.it

Per impedire che milioni di capre diventino un vero e proprio ostacolo per la sopravvivenza e la rigenerazione della foresta, la comunità di Lages das Aroeiras ha teso 2 chilometri di filo metallico attorno a 21 ettari di Caatinga, con lo scopo di tenere all’esterno capre e pecore. Altre 34 comunità nel nord di Bahia hanno fatto lo stesso, recintando nel complesso 1500 ettari di boschi. Questo è il nocciolo del progetto “Recaantigamento”, che mira a ripristinare le aree forestali secche consentendo alla natura stessa di autorigenerarsi con il minimo intervento umano. L’istituto regionale di piccola cultura appropriata (IRPAA), che dal 1990 si batte per la protezione del territorio, ha promosso un accordo sociale nel nord di Bahia che prevede una collaborazione tra le comunità locali. Sono più di 600 i nuclei familiari coinvolti in 14 comuni incaricati di mappare il territorio e di scegliere le aree da recintare. Oltre 250 comunità si sono organizzate con delle forme di regolarizzazione fondiaria che prevedono la condivisione di un’area di vegetazione autoctona per il pascolo e il raccolto. L’area recintata può racchiudere un tratto di vegetazione preservato o degradato, da proteggere affinché il bioma torni ad avere uno stato di salute migliore. I membri delle comunità sono diventati quindi dei veri e propri guardiani della Caatinga, di cui controllano la rigenerazione, monitorando anche eventuali azioni illegali come il disboscamento. Liberi dalle capre, in questi territori recintati vengono reimpiantate una serie di specie vegetali che prima germogliano e poi diventano alberi che, a loro volta, lasciano cadere i semi sul terreno e fanno germogliare altre piante. Le comunità, inoltre, si sono ingegnate anche per la costruzione di dighe di pietra che raccolgono maggiori quantità di acqua quando piove.

Altro aspetto fondamentale della strategia di conservazione del “Recaatingamento” è il piano di gestione dei pascoli. Secondo Embrapa, il Centro ufficiale di ricerca agricola brasiliano, ogni pecora o capra ha bisogno di almeno un ettaro di Caatinga per vivere bene. Dunque, una parte del territorio è quella recintata e protetta perché più fragile e compromessa, un’altra è quella “libera”, dove capre e piante convivono in un delicato equilibrio. Gli indigeni, inoltre, hanno iniziato a produrre un particolare tipo di foraggio per capre e pecore utilizzando piante esotiche, principalmente fico d’india e sorgo. Fare a meno di questi animali, d’altronde, è impensabile per le comunità autoctone che identificano proprio nei pascoli la principale fonte di reddito.

Le risorse del nord del Brasile

Le comunità locali non si sono arrese di fronte al deteriorarsi del proprio territorio e, anno dopo anno, stanno osservando i risultati sempre più consistenti di questo virtuoso progetto che non prevede solo la protezione e la ricostituzione della foresta secca. “Recaatingamento” incoraggia anche altre attività che genereranno reddito e faranno sì che le famiglie non dipendano unicamente dalle capre che vagano nella Caatinga. Tra queste, la raccolta di frutti esotici. Diverse comunità della regione hanno aumentato la vendita di frutta fresca alla fabbrica centrale di COOPERCUC, la Cooperativa agricola e zootecnica di Canudos, Uauá e Curaçá, che ha recentemente aperto a Uauá un caseificio per la produzione di formaggi e yogurt. La comunità di Lages das Aroeiras ha deciso di fare di più, specializzandosi nella produzione di ghiaccioli di umbu e licuri – piante autoctone – ora distribuiti nelle città vicine. 

Produzione di miele nella Caatinga
Apiario della Caatinga – ilMillimetro.it

La prossima mossa è tuffarsi nella produzione di miele dalle api autoctone della Caatinga, e Lages das Aroeiras ha già allestito un apiario proprio al centro dell’area recintata. Il progetto prevede, infine, che aumenti sempre di più il legame delle famiglie con la terra, che migliorino i metodi di raccolta dell’acqua piovana, incoraggiando la produzione di nuovi generi alimentari e investendo in tecnologie sostenibili, come la produzione di biogas dal letame animale. Nonostante, secondo la comunità scientifica, la situazione nelle foreste sudamericane sia destinata a peggiorare e le precipitazioni a diminuire, progetti come “Recaatingamento” sono un ottimo esempio di quanto l’impegno dell’uomo possa essere determinante per contribuire alla salvaguardia del Pianeta. Le comunità del Brasile stanno mettendo in atto un’incredibile forma ancestrale di gestione collettiva del territorio che, per ora, sta dando buoni risultati.

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Il prigioniero del secolo

La libertà di Assange, fondatore di WikiLeaks, è l’unica arma che abbiamo per contrastare chi sta costruendo passo dopo passo la Terza guerra mondiale. Ad affrontare il tema è Alessandro Di Battista, collaboratore de il Millimetro e tra i massimi esperti dell’argomento, oltre a essere protagonista di un fortunato tour teatrale incentrato sul giornalista australiano. Greta Cristini analizza geopoliticamente le origini dell’attentato terroristico islamista in Russia e i possibili scenari. All’interno anche L’angolo del solipsista, Vita da Cronista, Line-up, Pop Corn, Un Podcast per capello e Nel mondo dei libri, le consuete rubriche di Giacomo Ciarrapico, Andrea Pamparana, Alessandro De Dilectis, Simone Spoladori, Riccardo Cotumaccio e Cesare Paris. Si aggiunge inoltre Tutt’altra politica di Paolo Di Falco. Copertina a cura de “I Buoni Motivi”.

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