I tifosi del Celtic e il legame con la Palestina

Solidarietà e gesti dimostrativi, dalle manifestazioni al Villa Park di Glasgow all’attivismo delle storiche Green Brigade scozzesi

L’atmosfera a Celtic Park, nelle serate europee, è difficile da spiegare. Anche per chi era presente e si trova a doverlo raccontare. L’elettricità nell’aria è sufficiente a illuminare il cielo di Glasgow per tutti i 90 minuti. Ma quando i 60mila tifosi del Celtic hanno riempito gli spalti per la partita di Champions League contro l’Atletico Madrid (25 ottobre 2023), in quel caso non era solo l’emozione della partita ad alimentare l’energia dello stadio.

La maglietta del Celtic
I tifosi del Celtic si sono schierati dalla parte della Palestina – ilMillimetro.it

Man mano che si avvicinava il calcio d’inizio, le tribune si sono trasformate in un mare di bandiere palestinesi. Ogni settore inondato dai colori della Palestina in segno di solidarietà con la popolazione di Gaza sotto assedio israeliano. Qualche giorno prima, quando i tifosi del Celtic avevano esposto bandiere palestinesi in una partita casalinga, le reti televisive erano state accusate di evitare intenzionalmente le inquadrature degli spalti. In Champions League non è stato possibile. La coreografia è stata trasmessa in tutto il mondo e condivisa rapidamente sui social media. Milioni e milioni di persone hanno visto quello spettacolo.

I tifosi del Celtic e il legame con la Palestina – Club-tifoseria, braccio di ferro

I principali portabandiera, letteralmente e non solo, sono le “Green Brigade”, un gruppo ultras formato nel 2006, famoso per il proprio supporto al repubblicanesimo irlandese e per il sostegno incrollabile alla causa palestinese. È una posizione che ha attirato molti consensi ma che li pone spesso in contrasto con la dirigenza del club, più conservatrice dal punto di vista politico rispetto alle frange estreme del tifo. Posizioni radicate e che hanno avuto anche delle ripercussioni immediate. Nonostante la società scozzese avesse preventivamente chiesto al pubblico di non esporre “bandiere, vessilli e simboli relativi al conflitto al Celtic Park in questo momento”, gli ultras hanno avuto la meglio.

La bandiera del Celtic
I tifosi del Celtic sono andati contro la proprietà – ilMillimetro.it

E pensare che prima del match avevano anche ricevuto un avvertimento, visto che alle Green Brigade erano state vietate tutte le partite in trasferta. Dopo quanto successo in Champions contro l’Atletico Madrid, il provvedimento è stato esteso anche a tutte le gare in casa. In una lettera ai tifosi, il Celtic aveva illustrato diversi motivi riguardanti il divieto di esporre simboli pro Palestina. Per il gruppo organizzato non ci sono dubbi che le sanzioni applicate siano dovute alla coreografia messa in piedi nel big match europeo.

I tifosi del Celtic e il legame con la Palestina – L’ira delle brigate verdi

“Le altre questioni sono una cortina di fumo”, hanno fatto sapere alcuni esponenti delle Green Brigade in un’intervista rilasciata qualche giorno fa. “Il club è molto astuto e cinico. Vogliono sanzionarci, vogliono punirci. Vogliono mandarci un messaggio per cercare di tenerci sotto controllo e scoraggiarci dall’agire ancora. Ma sanno benissimo che sulla questione della Palestina non sono in maggioranza, la base di tifosi hanno una posizione ben precisa su quanto sta succedendo a Gaza. Quindi stanno usando altre questioni su cui pensano di avere ragione per limitarci”.

I tifosi del Celtic tra i tanti a essersi schierati con la Palestina
Tantissime le proteste in tutto il mondo per schierarsi a favore della Palestina – ilMillimetro.it

Le Green Brigade sostengono anche che i dirigenti del Celtic, in passato, avevano confessato loro che la preoccupazione principale riguardasse l’immagine aziendale e le responsabilità verso gli azionisti. “Ma non ci vergogniamo e siamo irremovibili nel nostro sostegno alla Palestina e questo continuerà“, ha ribadito il gruppo. “E ancora una volta la maggioranza di tifosi del Celtic ha mostrato di avere il coraggio e la convinzione di schierarsi e farsi vedere. Di stare dalla parte giusta della storia e di esprimere sostegno per l’oppresso, che in questo caso è rappresentato dal popolo palestinese”.

I tifosi del Celtic e il legame con la Palestina – Dalla parte della Palestina

Per coloro che conoscono l’origine del Celtic Football Club, società nata dalla diaspora cattolica irlandese in Scozia, la solidarietà dei tifosi biancoverdi dopo l’assalto a Gaza non è stata una sorpresa. Il sostegno a cause anti-imperialiste tra i sostenitori del Celtic è comune. La punizione messa in piedi nei confronti delle Green Brigade potrebbe rivelarsi un grosso boomerang per il club: la maggior parte del pubblico infatti è apertamente schierato sul tema. Le bandiere a sostegno della Palestina a Celtic Park continuano a spuntar fuori prima di ogni inizio partita. Sia il gruppo di azionisti “The Celtic Trust” che il gruppo di ultras “Bhoys Celtic” hanno condannato la presa di posizione della società.

Ragazzo con la bandiera della Palestina dopo i bombardamenti
Un ragazzo con la bandiera della Palestina – ilMillimetro.it

Non solo. Questi ultimi hanno anche organizzato un boicottaggio in segno di protesta, andato in scena nella gara contro St. Mirren in programma il primo novembre. “Non torneremo alla normalità finché questa situazione assurda e totalmente evitabile continuerà”, hanno fatto sapere i Bhoys Celtic in una nota ufficiale, suggerendo che potrebbero verificarsi ulteriori boicottaggi o scioperi. Con il divieto a tempo indefinito per i circa 300 tifosi – “in attesa di ulteriori verifiche” –, la situazione assume i contorni di una guerra civile per il Celtic in un momento cruciale della stagione. Alcuni supporter ritengono che le loro manifestazioni politiche possano occasionalmente superare i limiti, ma tutti concordano sul fatto che la loro assenza avrà un impatto negativo sull’atmosfera durante le partite.

I tifosi del Celtic e il legame con la Palestina – Gruppi uniti

C’è anche un precedente di sostegno reciproco tra tifoserie del Celtic sulla questione della Palestina. Bisogna tornare al 2016, quando le Green Brigade mostrarono la propria vicinanza al popolo palestinese in una partita contro il club israeliano Hapoel Be’er Sheva. In quell’occasione il club fu multato dalla UEFA per l’esposizione di “striscioni illeciti” all’interno del proprio stadio. Nello specifico venne allestita un’importante raccolta fondi che diede dei grandi risultati: il denaro infatti non servì per pagare la multa, bensì per sostenere organizzazioni umanitarie in Palestina. Furono raccolte oltre 175mila sterline (più di 200mila euro), che hanno contribuito a finanziare la fondazione dell’Aida Celtic, una squadra di calcio nel campo profughi di Aida a Betlemme, nella Cisgiordania occupata.

Città rasa al suolo dai bombardamenti
Gaza colpita dai bombardamenti di Israele (Ansa) – ilMillimetro.it

Il legame tra le due realtà si è consolidato nei sette anni successivi, con visite regolari che sono servite all’educazione dei tifosi scozzesi sulla questione della Palestina. Mentre la dirigenza del Celtic si è detta imbarazzata per la presenza di bandiere palestinesi allo stadio, i destinatari del gesto, la gente di Gaza, lo ha accolto con grande gratitudine. “Ringraziamo i tifosi del Celtic per questa presa di posizione e per la loro continua solidarietà al popolo palestinese a Gaza”, ha detto Hazem Tabash, il direttore del Benn’a Sports Club a Gaza, che ha avuto modo di vedere le immagini online nonostante i blackout dovuti ai bombardamenti di Israele sul territorio assediato. Per questo motivo, in passato, i giovani calciatori del centro giovanile Benn’a hanno giocato con le maglie a righe verdi e bianche del Celtic.

I tifosi del Celtic e il legame con la Palestina – Due pesi, due misure

Attualmente però il loro campo giace desolato, se non distrutto. Situato vicino al confine nella parte orientale della Striscia di Gaza, tutto lo staff e i volontari sono stati costretti a fuggire quando sono iniziate a cadere le bombe israeliane il 7 ottobre, dopo che Hamas ha lanciato attacchi mortali in Israele che hanno ucciso 1.405 persone, la maggior parte delle quali erano civili israeliani. Gli attacchi di rappresaglia di Israele hanno ucciso almeno 9.061 persone, di cui 3.760 bambini. Dati che, drammaticamente, vanno aggiornati di giorno in giorno. Di ora in ora. Di minuto in minuto. “Le azioni dei tifosi sono importanti per sensibilizzare l’opinione pubblica nei Paesi occidentali dove i governi danno pieno sostegno a Israele per continuare i suoi crimini contro i palestinesi a Gaza”, ha dichiarato Tabash riguardo alla coreografia del Celtic Park. “Faccio appello a tutti i tifosi che credono nella giustizia e nella libertà di seguire le azioni dei tifosi del Celtic e chiedere ai vostri governi di agire immediatamente per fermare questo genocidio e porre fine alle doppie misure e al pregiudizio quando si tratta del conflitto Israele-Palestina”.

Gaza dopo i bombardamenti
Un’immagine di Gaza del 10 ottobre (Ansa) – ilMillimetro.it

Le accuse di doppie misure riguardano non solo il modo in cui i governi stanno agendo sulla questione israelo-palestinese, ma anche le autorità calcistiche. C’è stato un ampio sostegno all’Ucraina nel mondo del calcio quando è stata invasa dalla Russia lo scorso anno. Tant’è vero che i club russi sono stati addirittura banditi dalle competizioni europee. Ma un approccio molto diverso è stato adottato per qualsiasi manifestazione di sostegno ai palestinesi. “Perché le autorità calcistiche si sentono a disagio quando i tifosi di calcio esprimono solidarietà al popolo palestinese?”, ha detto David Webber, ricercatore senior presso la Solent University di Southampton, specializzato in calcio e politica. “UEFA e FIFA sono stati piuttosto rapidi nell’escludere la Russia dalle competizioni internazionali e dalle competizioni di club. Ma non vediamo lo stesso trattamento per Israele. Si riduce davvero tutto al colore della pelle?”. Nel frattempo, le Green Brigade hanno fatto sapere che intendono attenersi al loro motto. Fino all’ultimo ribelle. Non si fa un passo indietro.

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La storia al contrario

Il terrorismo israeliano e lo “spazio vitale” nazional-sionista. Nell’articolo principale Alessandro Di Battista sottolinea come sia «triste constatare quanto i discendenti delle vittime dell’Olocausto stiano, giorno dopo giorno, assomigliando sempre più ai peggiori carnefici della Storia». Greta Cristini analizza geopoliticamente i possibili scenari, mentre Luca Steinmann e Valerio Nicolosi ci raccontano la vita in Libano e in Cisgiordania con i loro reportage. All’interno Line-up, Un Podcast per capello, Ultima fila e Nel mondo dei libri, le consuete rubriche di Alessandro De Dilectis, Riccardo Cotumaccio, Marta Zelioli e Cesare Paris.

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