Il Marocco è in ginocchio, il racconto da Marrakech

“Nelle 48 ore successive a quella terribile notte abbiamo lavorato ininterrottamente per portare dal centro all’aeroporto migliaia di turisti spaventati che volevano scappare da qui”, racconta Khalid, un autista originario di Agadir che da anni lavora a Marrakech. A una settimana di distanza dal 9 settembre – giorno in cui il Paese nordafricano è stato colpito da un terremoto di magnitudo 6.8 –, nella città marocchina si respira un’atmosfera particolare. Al di fuori delle mura che circondano la Medina, la città vecchia, il traffico scorre come se nulla fosse accaduto. Il codice della strada è pressoché inesistente, decine di motocicli e biciclette sfrecciano a destra e sinistra. Pian piano, avvicinandosi alla Medina, si iniziano a vedere le prime transenne, le prime crepe sulla cinta muraria e le macerie a bordo dei marciapiedi. Addentrandosi nel suq, il celebre mercato a cielo aperto, si percepisce quanto la città sia ancora ferma a quella notte. Il suq di Marrakech non è solo la principale attrazione turistica della città, è un luogo di vita sociale, l’emblema della cultura marocchina: un’esplosione di colori, suoni, odori, voci e luci. Centinaia di bottegai, uno accanto all’altro, propongono ai passanti – per lo più turisti – i prodotti locali a prezzi piuttosto elevati che, nel giro di cinque minuti di trattazioni, diventano estremamente convenienti. Dalle spezie alle meravigliose ceramiche dipinte a mano, fino alle tipiche calzature in rafia o alle utilizzatissime teiere di ogni formato. Il suq di Marrakesh è lo specchio di un Paese affascinante, caloroso e con una lunga storia alle spalle fatta di dominazioni straniere. Oggi, però, è quasi irriconoscibile. Senza il pullulare di turisti la Medina è silenziosa, come fosse spenta. Le centinaia di vie labirintiche sono desolate e molte botteghe hanno la saracinesca abbassata. Procedendo verso nord si attraversa la celebre piazza Jemaa el-Fna che quotidianamente, verso sera, si riempie di migliaia di persone interessate a scoprire i sapori dello street food marocchino, camminando tra i tanti artisti di strada che si dilettano con strumenti musicali e animali di ogni tipo.

Il Marocco è in ginocchio, il racconto da Marrakech
Foto di Beatrice Maroni

Questa volta, nella piazza, di turisti ce ne sono veramente pochi e gli artisti presenti sembrano aver perso l’entusiasmo. Di fronte al Caffè de France c’è una grande area transennata. Del minareto di una piccola moschea rimane solo un mucchio di macerie e calcinacci a terra. Dopo pochi isolati, ancora più a nord, si giunge nei dintorni del celebre Palazzo Bahia, una delle opere architettoniche più importanti della città, costruita alla fine del XIX secolo, che si trova nel quartiere ebraico Mellah. Qui, i danni provocati dal terremoto sono ancora più evidenti.  Le stesse mura del Bahia hanno subito importanti deterioramenti: crepe molto profonde e alcune porzioni sono crollate. Decine di uomini con elmetto, pala e gilet giallo si aggirano per il quartiere a piedi o a bordo di camioncini e ruspe. Tante le palazzine pericolanti i cui piani superiori sono venuti giù. Le famiglie sfollate hanno allestito tende improvvisate nelle piccole piazze e vie del Mellah, posizionando delle transenne per limitare il territorio, tentando di ricreare quell’intimità e quella sicurezza che la terribile scossa gli ha portato via. Centinaia di alberghi, i cosiddetti “riad” marocchini, che ospitano milioni di turisti ogni anno, sono vuoti. Molti degli operatori del settore hanno prevedibilmente registrato disdette e hanno pensato di abbassare notevolmente le loro tariffe con la speranza di attirare i pochi turisti coraggiosi che arrivano in città. La verità, tuttavia, è che Marrakech ormai è sicura. Le piccole scosse di assestamento sono normali e, fatta eccezione per il quartiere ebraico e alcune moschee e tratti di mura molto antichi, la città è per lo più intatta. Coloro che lavorano nelle strutture di accoglienza ci tengono a far sapere che la città è tornata alla normalità e invitano i viaggiatori di tutto il mondo a tornare in Marocco, perché è proprio grazie al turismo – dicono – che l’economia può ripartire e il Paese può pian piano riprendersi. 

Le aree più colpite e il piano di ricostruzione del Re

Tanti commercianti di Marrakech hanno le proprie famiglie nel sud del Paese, in quelle zone dove il terremoto ha devastato e distrutto ogni cosa. Lungo la catena montuosa dell’Atlante – epicentro del sisma a sud di Marrakech – si cercano ancora corpi tra le macerie. Decine di comuni sono rasi al suolo. Si tratta di veri e propri villaggi che, a 1200 metri di altitudine, vivono di pastorizia e agricoltura, fatti di abitazioni molto umili, costruite per lo più in terra e paglia o al massimo in mattoni. Douzru, nell’epicentro del sisma a sud ovest di Marrakech, non esiste più. È proprio in questa regione che si conta la maggior parte dei morti. Un bilancio drammatico: oltre 2900 le vittime e più di 5000 feriti in tutto il Paese. A causa del sisma, molte delle strade della regione sono ancora impercorribili e sarebbero proprio questi problemi logistici che, secondo alcuni, avrebbero portato il Re del Marocco Mohammed VI a rifiutare le tante proposte di aiuto da Paesi di tutto il mondo. Dal 9 settembre ad oggi, Rabat ha accettato solo gli aiuti di Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Spagna e Qatar. Il Gabinetto reale, in un comunicato, ha spiegato che, parallelamente al proseguimento delle operazioni di ricerca e di soccorso, nel corso di una riunione presieduta dal Re Mohammed VI il 15 settembre, il Marocco ha lanciato un importante piano di ricostruzione. Lo Stato concederà, in caso di emergenza, 300 dollari al mese per ogni famiglia colpita; nelle cinque province colpite verranno costruite 50mila unità abitative temporanee; verrà messo a disposizione un aiuto finanziario diretto di circa 14mila euro per le case completamente crollate e di circa 8mila euro per i lavori di restauro delle case parzialmente crollate.

Il Marocco è in ginocchio, il racconto da Marrakech
Foto di Beatrice Maroni

Una situazione molto grave che coinvolge anche migliaia di bambini che, oltre ad aver subito lo shock psicologico di una scossa di tale potenza, si trovano ora senza casa, alcuni senza genitori (il Governo sta pensando a una legge speciale per le adozioni) e senza più la possibilità di andare a scuola. Oltre 500 istituti scolastici sono rimasti danneggiati e verranno rimpiazzati da strutture mobili temporanee. Un piano di ricostruzione che sarà attutato principalmente grazie alle risorse finanziare dello Stato e degli organismi pubblici ma che sarà aperto anche al contributo delle tante associazioni, dei soggetti privati e di altre nazioni. Un progetto complesso ma fondamentale per riedificare la vasta area lacerata. Va sottolineato, tuttavia, che fortunatamente il sisma non ha provocato alcun tipo di danno nel nord del Marocco. Tante le mete turistiche nell’entroterra, da Fes a Chefchaouen, dalla capitale Rabat a Tangeri, fino alla costa atlantica, dove il terremoto – seppur sia stato avvertito – non ha lasciato la sua impronta. Per un Paese che vive di turismo e che sa accogliere e trattare i viaggiatori stranieri in modo encomiabile, la prospettiva di perdere il turismo e trovarsi quindi in serie difficoltà economiche potrebbe diventare una tragedia straziante che renderebbe le ferite del terremoto ancora più profonde di quanto già non lo siano.

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