Il mondo celebra l’Argentina di Messi

Ce l’ha fatta, Leo Messi. Ce l’ha fatta, l’Argentina. Trentasei anni dopo Diego Armando Maradona, il mondo è di nuovo Albiceleste. La gioia di un Paese intero, la festa di un popolo che non s’è mai arreso, la consacrazione eterna della Pulce di Rosario. Una finale drammatica, regia di un thriller perfetto, in Qatar ha trionfato la squadra Lionel Scaloni. Da Doha al mondo, le reazioni di una partita che rimarrà negli annali, con una sfida che si è conclusa soltanto dopo i calci di rigore. L’Argentina può festeggiare il suo terzo titolo mondiale a discapito di una Francia che più volte ha reagito di fronte al baratro. Messi riesce così a coronare il suo ultimo obiettivo, portare la sua Nazionale sul tetto del mondo, emulando Diego Armando Maradona, il suo punto di riferimento da sempre. Di contraltare alla Francia resta il rammarico per aver raddrizzato una partita impossibile, ma di non averla saputa chiudere nonostante la tripletta di Mbappè; anche lui resterà nella storia con una performance individuale da leggenda. Ora è tempo di festeggiamenti per i sudamericani, dopo la paura resta solo l’esplosione di entusiasmo per un’impresa che sa già di storia. ‘Ganamos!’ ‘Gracias Pulga Messi!’ Dalle spettacolari cascate di Iguazù al confine con il Brasile, fino alla base scientifica Marambio in Antartide, passando per l’iconico obelisco sulla Avenida 9 de Julio di Buenos Aires, è scoppiata una incontenibile ‘fiesta’ argentina per la storica e meritata vittoria della ‘selección’ ai mondiali di calcio del Qatar ai rigori contro i ‘Bleus’ francesi. E’ davvero sfrenata la gioia che, al fischio finale dell’arbitro Kwiatkowsi, si è immediatamente riversata per le strade di tutto il Paese al grido di ‘Vamos Argentina e ‘Dale campeòn!‘, dopo il temporaneo pareggio della Francia che aveva rimesso in ballo la vittoria finale. Una gioia, inoltre, che ripaga un intero Paese che, alla pari del suo capitano Leo Messi, che lascerà la ‘selección’ dopo il Qatar, e a cui mancava solo questo titolo, sentiva di essere in debito con la storia. Non solo con la storia dei Mondiali – con quella finale persa al Maracanà nel 2014 per un solo gol ai supplementari – ma anche con quella storia con la ‘S’ maiuscola che da tempo sottomette l’Argentina a interminabili crisi economiche, nonostante potenziali risorse.

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Il mondo celebra l’Argentina di Messi – Dominio Albiceleste e la tripletta di Mbappé

La Seleccion ha dominato per 80 minuti più i sette di recupero del primo tempo, ha segnato e diretto, stava portando in carrozza Messi verso il trionfo definitivo della sua carriera fino a quando le due folate di Mbappé hanno scompigliato il corso regolare della partita e l’hanno resa una meraviglia. La Francia all’inizio sembrava svuotata, come se il virus che l’ha toccata in questi giorni avesse contagiato anche i sani. Di sicuro pareva pronta a consegnarsi senza neanche un minimo atto di ribellione. Quando Di Maria ha scartato di netto Dembélé e poi s’è guadagnato la spintarella di un rigore furbetto, che Messi ha ovviamente segnato, Dembélé è andato in tilt e la Francia è evasa. L’Argentina ha mantenuto il controllo e impedito il gioco francese con un pressing ossessivo organizzato al centimetro che ha annichilito i Bleus, poi umiliati da un contropiede micidiale e perfetto, bellissimo, quasi pittorico: da Molina a Mac Allister, da Mac Allister da Messi, da Messi ad Alvarez, ad Alvarez a Mac Allister, da Mac Allister a Di Maria al gol. Da un’area all’altra, come il volo di un gabbiano. Argentina-Francia è stata una partita che non andrebbe raccontata, ma soltanto vista e rivista fino alla notte dei tempi. Chi non ama il calcio, e soprattutto chi non capisce chi lo ama, dovrebbe rileggere queste tre ore conturbanti come un testo sacro e scoprirne i significati ancestrali, persino quelli che non ha. Ma volendo può bastare la sintesi: 2-2 al 90′, 3-3 al 120′ e poi i rigori, le magie di Messi e le folate di Mbappé, le emozioni perennemente sulle montagne russe, ogni convinzione acquisita tradita all’istante da un nuovo attimo di imprevedibilità e quell’incredibile ultimo minuto dei 140′ effettivamente giocati, recuperi inclusi, con la Francia che stava per segnare da una parte e subito dopo l’Argentina dall’altra, come se rincorrersi fosse un inesausto piacere.

Il mondo celebra l'Argentina di Messi

Il mondo celebra l’Argentina di Messi – Le reazioni

A prendersi le prime pagine – e non poteva essere altrimenti – è Lionel Messi, capitano e numero 10 dell’Albiceleste. Partiamo dai tre principali quotidiani sportivi in Italia e – in particolare – dalla Gazzetta dello Sport che titola “Il piede di Dio”, un inevitabile accostamento con il Mondiale dell’Argentina di Maradona vinto a Messico ’86: “Non è stato il Mondiale del gioco, ma dei giocatori – si legge sul quotidiano milanese -. Giusto allora che a tirare su la Coppa sia stato lui, Leo Messi, il più forte di questi ultimi vent’anni. Gli mancava il trofeo dei trofei per assolvere alla missione che un intero popolo gli aveva assegnato da tempo. Quando parlo di intero popolo non mi riferisco solo a quello argentino, ma a quello assai più numeroso degli appassionati di calcio. È stata la finale Mondiale più bella, almeno fin dove può arrivare la memoria o possono venire in soccorso i filmati d’epoca. Che sia accaduto al torneo più folle nella collocazione e più opaco nell’attribuzione, conferma che calcio e sport sanno trovare da soli la cura per salvarsi, quando tutto congiura contro”.

Il mondo celebra l'Argentina di Messi

Gioco di parole dedicato a Leo Messi anche sul Corriere dello Sport, dove campeggia a tutta pagina la foto del 10 dell’Argentina che bacia la Coppa più ambita: “In Qatar Messi, 35 anni e mezzo, è diventato Maradoha – si legge sul Corriere dello Sport -. Ha ottenuto da Diego il permesso di sedere al suo fianco. Leo ha usato i tocchi più raffinati e impressionanti, mostrato gli occhi del fuoriclasse maturato anche attraverso il timore di una nuova disperazione, ha imparato a esprimere gioia con lo sguardo del leader. Ma quel che è più, è riuscito a vincere il confronto diretto con il suo giovane erede e compagno di club al quale neppure una tripletta è bastata. L’ottavo Pallone d’oro è prenotato: alzi la mano chi, anche se solo per un secondo, non ha immaginato lo sconforto del rivale di sempre dell’argentino, Ronaldo, questa volta Cristiano”.

Il mondo celebra l'Argentina di Messi

“Il 18 dicembre del 2022, oppure se preferite il 18 dicembre del 62 DD, Dopo Diego, Lionel Andrés Messi Cuccittini ha chiuso finalmente il cerchio – si legge invece su Tuttosport -. Sarà forse che venire costantemente paragonato, per oltre 15 anni, a Maradona, il miglior giocatore della storia del gioco, può risultare stancante anche per uno come Lio, abituato, fin dall’infanzia più tenera, a gambetear, a dover dribblare gli scherzi della vita, le critiche, i dubbi. Altrui. Da ieri la domanda fin troppo a lungo ricorrente: “Meglio La Pulga o meglio El Diegote?” è derubricata a quella che, a Buenos Aires e dintorni, definirebbero “boludez”, una totale idiozia. Da ieri Lio Messi ha contribuito, ancora una volta, a riscrivere il calcio e la sua storia. Da ieri la partita simbolo del Mondiale è Argentina-Francia 3-3, che entra a pieno diritto nell’epica futbolistica, mandando in soffitta, dopo ere geologiche, Italia-Germania 4-3 del Mundial di Mexico 1970. Da ieri l’assist del secolo è sicuramente il no-look contro l’Olanda che ha mandato in gol El Galgo Nahuel Molina. Sul fatto che Messi sia il più forte in attività, invece, non ci sono mai stati dubbi. Da ieri, però, dal 18 dicembre 2022 o se preferite dal 18 dicembre DD, Dopo Diego, ci saranno molti meno insipienti a criticarlo senza motivo”.

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Il mondo celebra l’Argentina di Messi – Le prime pagine dei quotidiani internazionali

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The Sun
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Nativi indesiderati

Nell’ultimo decennio il Venezuela ha vissuto una metamorfosi sostanziale: nel mezzo le vite di chi fugge, chi torna e chi non se n’è mai andato. Ad affrontare il tema è Martina Martelloni, collaboratrice de il Millimetro, che direttamente sul posto ha raccontato la situazione degli indigeni, anche attraverso un eccezionale reportage fotografico. Alessandro Di Battista analizza le contraddizioni del “libero e democratico” Occidente nel rapportarsi con le operazioni militari di Israele, le sanzioni che colpiscono solo la Russia e le solite immagini che i TG nazionali nascondono. All’interno L’angolo del solipsista, Tutt’altra politica, Line-up, Un Podcast per capello e Nel mondo dei libri, le consuete rubriche di Giacomo Ciarrapico, Paolo Di Falco, Alessandro De Dilectis, Riccardo Cotumaccio e Cesare Paris. Si aggiunge inoltre Ultima fila di Marta Zelioli. Copertina a cura de “I Buoni Motivi”.

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