Il tempo sospeso della Spagna post-voto

La stagione estiva, in Spagna, è iniziata e proseguita per settimane con un uso costante di alcuni termini che hanno assunto un ruolo da intercalare nel parlare comune. La “remontada” è stata la parola portante della campagna elettorale del PSOE, il Partito socialista spagnolo guidato dall’attuale Primo Ministro Pedro Sánchez. Nel mentre, con lo slogan “derogar el sanchismo”, il leader del PP Alberto Núñez Feijóo prometteva una ribalta politica per riportare la destra al potere. Quello che è accaduto, invece, in occasione delle elezioni politiche dello scorso 23 luglio, è stato un rimescolamento delle carte, seppure con una certa cautela e senza troppe sorprese alla fine della suddivisione del mazzo. Di fatto, nessun partito ha raggiunto la maggioranza assoluta determinante per la costruzione di un governo. Il Partito Popolare ha visto aumentare i suoi seggi (+ 46 seggi), raggiungendo il totale di 136 per aver ottenuto il 33% dei voti, una crescita notevole seppure non abbastanza da riuscire a farlo salire al Palazzo presidenziale della Moncloa – la sede del governo spagnolo. Una possibilità che risulta remota anche con un’eventuale coalizione. Nei giorni scorsi, Feijóo si è presentato davanti al direttivo nazionale del partito del PPE dichiarando: “Non possiamo permettere che gli spagnoli siano intrappolati in blocchi”. Nello schieramento opposto, la conta dei numeri non è delle migliori. Il Partito Socialista ha raggiunto il 31,7% dei voti, fermandosi così a 1,4 punti percentuali di differenza dai popolari. La tanto attesa e inseguita “remontada” si è sicuramente avverata se questi ultimi voti vengono confrontati con quelli delle regionali del mese di maggio, quando il partito di Sánchez si è fermato al 29,5% e il PP ha conquistato il 35,5% dei voti. In totale, dunque, il PSOE ha guadagnato 2 seggi in più raggiungendo quota 122 e ha superato quel 28% che era diventata una soglia quasi psicologica nell’ultimo decennio.

Il tempo sospeso della Spagna post-voto – Il sistema elettorale

Per capire in che modo l’esito delle votazioni abbia creato lo stallo politico attuale, occorre avere una panoramica del funzionamento del sistema elettorale spagnolo. Il Parlamento spagnolo, organo che rappresenta il popolo e al quale spetta l’esercizio della potestà legislativa dello Stato, è formato da due Camere: il Congresso dei deputati (Congreso de los Diputados) e il Senato (Senado). Il Congreso de los Diputados è composto da 350 deputati eletti direttamente in 50 circoscrizioni, con sistema proporzionale, con liste bloccate e con una soglia di sbarramento del 3%, che si applica a livello circoscrizionale – le circoscrizioni elettorali corrispondono alle province –.

Il tempo sospeso della Spagna post-voto
Foto LaPresse

Ognuna delle 50 circoscrizioni elegge un numero di parlamentari in base alle proprie dimensioni, da un minimo di 1 a un massimo di 30. Il Senato, definito anche “Camera di rappresentanza territoriale”, ha un numero variabile di membri, poiché in parte è eletto direttamente, secondo un sistema maggioritario plurinominale, basato su un numero di senatori scelti in ogni circoscrizione provinciale e insulare, e in parte eletto indirettamente dalle assemblee legislative delle singole Comunità autonome. Ogni provincia elegge 4 senatori, per un totale di 188, mentre i restanti 20 seggi vengono nominati dai collegi speciali per le isole e le città autonome. Entrambe le Camere hanno una durata in carica di quattro anni.

Il tempo sospeso della Spagna post-voto – Il ruolo dei partiti indipendentisti e il crollo di Vox

Il mancato raggiungimento della maggioranza assoluta è un terreno fertile per la ricerca di eventuali partiti con i quali formare una coalizione di governo ma, anche lì, le aspettative non sembrano rispecchiare la realtà. Per entrambi gli schieramenti, infatti, raggiungere la soglia della maggioranza parlamentare significa dover formare un’alleanza con i partiti nazionalisti e regionalisti. Il PP non vanta ottimi rapporti con nessuno di questi, tutt’altro, manifesta una permanente e forte contrapposizione nei Paesi Baschi e, naturalmente, in Catalogna. Il PNVpartito nazionalista basco – il giorno dopo le elezioni ha comunicato al leader del PP il rifiuto dei nazionalisti baschi di discutere anche solo la sua investitura a presidente del Governo.

Il tempo sospeso della Spagna post-voto
Ignacio Garriga (foto LaPresse)

Con questo scenario, Alberto Núñez Feijóo sa di non poter ambire ad una maggioranza, fissata a 176 seggi, e ne è consapevole anche e soprattutto a seguito della somma finale dei voti presi dal partito di estrema destra Vox, che ha perso quasi il 40% dei seggi che aveva ottenuto nelle elezioni del 2019. Il segretario generale di Vox, Ignacio Garriga, il lunedì successivo al voto ha dichiarato che il suo partito non è interessato a sostenere un Primo Ministro che sia appoggiato anche dal Partito Nazionalista Basco (PNV). “Non si può avere un voto patriottico insieme a quello di un partito separatista”, ha detto Garriga. Appare evidente che da nessun fronte Feijóo riuscirebbe a trovare un consenso più ampio e a mettere tutti i possibili alleati sullo stesso tavolo per formare una maggioranza in Parlamento.

Il tempo sospeso della Spagna post-voto – La remontada di Sánchez e i possibili scenari

Cosa ci si aspetta invece nel fronte della sinistra? La strategia del presidente del governo Pedro Sánchez, quello della “remontada” politica, è stata efficace e ha ottenuto l’effetto sperato. Una scelta, quella di Sánchez, coraggiosa da molti punti di vista, e questo anche rispetto al consolidamento di Sumar – la coalizione di sinistra fondata a maggio scorso e guidata dalla ministra del Lavoro Yolanda Díaz – che esce dalle ultime elezioni con un 12,31% dei voti. Sull’ipotesi coalizioni regionali e nazionaliste, il PSOE sembra poter ottenere maggiori consensi. Il Partito Nazionalista Basco ha ribadito che il prezzo che il suo partito pone per facilitare l’investitura del presidente Pedro Sánchez è “amnistia e autodeterminazione”. Non sembra libero da insidie, invece, il dialogo ed eventuale sostegno politico che potrebbe offrire Junts per Catalunya, il partito dell’ex leader Carles Puigdemont, a un’ipotetica nuova investitura del Presidente di Pedro Sánchez. La Catalogna, intesa come formazione regionale, assume così un ruolo cruciale per il governo progressista. Tuttavia, se è innegabile il confronto capzioso tra il PSOE e Junts per Catalunya, è altrettanto vero che il rafforzamento, anche in queste elezioni, del Partito socialista in Catalogna, divenendo il primo partito della Comunità autonoma, potrebbe premere sulle scelte parlamentari di Junts. Il tempo degli incontri e delle trattative durerà ancora a lungo prima che venga avviato il processo di costituzione del governo, ma, a fronte di tutti gli scenari possibili, tra voti presi, coalizioni fattibili e non, la trama potrebbe consentire a Sánchez di mantenersi alla presidenza di turno europea, iniziata lo scorso 1° luglio e che terminerà il 31 dicembre prossimo. Alberto Núñez Feijóo, intanto, continua a sfidare tutte le eventualità e insiste nel chiedere una trattativa ai socialisti, consapevole del fatto che, continuando a negoziare con i partiti di sinistra e con i separatisti baschi e catalani, Sánchez potrebbe rimanere Primo Ministro arrivando così a 172 seggi. La possibilità tanto sperata dal PP di formare un governo di minoranza con il benestare della sinistra, e “abrogare il sanchismo”, appare assumere sempre più la forma di un lontano miraggio.

(foto copertina LaPresse)

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La storia al contrario

Il terrorismo israeliano e lo “spazio vitale” nazional-sionista. Nell’articolo principale Alessandro Di Battista sottolinea come sia «triste constatare quanto i discendenti delle vittime dell’Olocausto stiano, giorno dopo giorno, assomigliando sempre più ai peggiori carnefici della Storia». Greta Cristini analizza geopoliticamente i possibili scenari, mentre Luca Steinmann e Valerio Nicolosi ci raccontano la vita in Libano e in Cisgiordania con i loro reportage. All’interno Line-up, Un Podcast per capello, Ultima fila e Nel mondo dei libri, le consuete rubriche di Alessandro De Dilectis, Riccardo Cotumaccio, Marta Zelioli e Cesare Paris.

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