Impressionismo, un anno di mostre in Francia

Il 15 aprile del 1874 inaugurava a Parigi un’esposizione che sfidava la tradizione, destinata a rivoluzionare per sempre la storia dell’arte. A 150 anni da quell’evento oltre 30 musei francesi ricordano i maestri rifiutati dal Salon

Tutto cominciò con un’alba. O meglio, con il titolo di un’opera, Impression, soleil levant, dipinta da Claude Monet nel 1872. Uno scorcio al mattino del porto di Le Havre avvolto da una nebbia impalpabile che rende tutto indefinito, al punto da sembrare pura “impressione”.

Grandi opere e una tradizione immensa
Impressionismo, un anno di mostre in Francia – (Claude Monet, Impression, soleil levant, 1872, Huile sur toile, 65 x 50 cm, Paris, Musée Marmottan Monet© musée Marmottan Monet, Paris / Studio Baraja SLB) ilMillimetro.it

Le piccole imbarcazioni, le navi ormeggiate sullo sfondo, le ciminiere fumanti si sciolgono sotto un sole arancione riflesso nell’acqua. La luce naturale si fa soggetto del dipinto dove più che rappresentare la realtà Monet ha voluto catturare l’impressione di un momento per trasmettere le sensazioni suscitate dal sorgere del sole.

Il gruppo degli impressionisti

“Cosa rappresenta questo dipinto? Impressione! Impressione, ne ero sicuro. Mi sono anche detto: dal momento che sono impressionato, ci deve essere qualche impressione in questo”. Scriveva così il critico d’arte Louis Leroy sul giornale satirico Le Charivari prendendosi gioco di quel quadro che gli trasmetteva un senso di incompiutezza. Era il 1874 e l’opera di Monet spiccava tra i capolavori della mostra inaugurata il 15 aprile nello studio del fotografo Nadar, sul boulevard des Capucines. A esporre oltre 150 dipinti erano in 30, da Paul Cézanne a Eugène Boudin e Berthe Morisot. Ma fu Impression, soleil levant a destare più scalpore tra i critici. Da quel momento i pittori fecero loro il termine “impressionista” rivendicando pienamente il loro stile, nonostante la fredda accoglienza del pubblico.

Capolavori senza tempo
Édouard Manet, Le Chemin de fer, 1873, Olio su tela, 111.5 x 93.3 cm, Washington, The National Gallery of Art, Gift of Horace Havemeyer in memory of his mother, Louisine W. Havemeyer, 1956.10.1 © Photo Courtesy of National Gallery of Art, Washington – ilMillimetro.it

In realtà il gruppo degli Impressionisti (in origine “il gruppo Batignolles”, dal nome del quartiere in cui lo stesso Manet aveva lo studio), esisteva già dal 1860. Dopo aver provocato scandali e subito rifiuti dal Salon, giovani artisti come Auguste Renoir, Claude Monet, Edgard Degas, Camille Pissarro, Alfred Sisley decisero di unire le forze per organizzare mostre indipendenti. Si riunivano al Café Guerbois di Parigi per parlare di arte, deviando dallo stile accademico, fino alla decisione di creare di creare una propria mostra nella primavera del 1874.

Celebrazioni a non finire

A 150 anni da quell’iniziativa la Francia, con il Ministero della Cultura e il Museo d’Orsay, celebra i pennelli di questi maestri che decisero di spezzare i codici accademici rendendo omaggio ai colori e alle luci brillanti, alla nozione di movimento e di velocità, congelando i momenti quotidiani e aprendo la strada all’arte moderna.  A essere coinvolti nelle celebrazioni dedicate ai 150 anni dell’Impressionismo sono oltre 30 musei francesi.

Mostre incredibili e una grande festa
Paul Cézanne, Une moderne Olympia (détail), tra il 1873 e il 1874, Olio su tela, 55.5 x 46.2 cm, Paris, musée d’Orsay © Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt – ilMillimetro.it

Se lo sguardo fatale di Berthe Morisot in Le Balcon di Manet farà capolino al Musée des Beaux-Arts di Bordeaux e le bandiere della sua Rue Montorgueil sventoleranno al Musée de la Chartreuse di Douai, La festa in barca di Caillebotte salperà alla volta del Musée d’arts di Nantes, mentre La notte stellata sul Rodano di Van Gogh farà ritorno ad Arles, dove fu dipinta. Il Ritratto di Fernand Halphen da bambino di Renoir, prestito eccezionale dal museo d’Orsay, busserà invece al Musée des Beaux-Arts di Limoges, città natale del pittore. Ecco gli altri appuntamenti da segnare in agenda.

Paris 1874

A partire dalla prossima primavera, a Parigi, il Musée d’Orsay celebra i 150 anni dalla nascita del movimento con una mostra di punta. Si intitolerà Paris 1874. Inventer l’impressionnisme la mostra a cura di Sylvie Patry e Anne Robbins, organizzata dal Museo d’Orsay e dalla National Gallery of Art di Washington (dove sarà presentata dall’8 settembre 2024 al 19 gennaio 2025) attesa nel museo francese dal 26 marzo al 14 luglio. Circa 130 opere offriranno uno sguardo nuovo su questo periodo chiave, spiegando perché proprio il 1874 sia considerato l’anno di inizio delle avanguardie.

Basandosi su nuove ricerche, la mostra farà il punto sulle circostanze (il contesto era quello del dopoguerra, seguito a due conflitti: la guerra franco-tedesca del 1870, persa contro la Prussia, e una violenta guerra civile) che hanno portato questi trenta artisti a mettere insieme le forze per sfoderare la propria arte in completa indipendenza.  Il desiderio comune di affermare la propria libertà si fa strada sulla tela attraverso la rappresentazione di scene di vita moderna o all’aria aperta, l’esecuzione rapida e il tocco vivace. Al Musée d’Orsay il pubblico sfoglierà una selezione di opere apparse nella mostra impressionista del 1874, a confronto con dipinti esposti al Salon di quello stesso anno.

Questo confronto senza precedenti, che vedrà tra i prestiti eccezionali Impression, soleil levant di Claude Monet, dal Musée Marmottan Monet di Parigi, consentirà di ribadire lo shock visivo suscitato delle opere esposte dagli impressionisti quell’anno, ma anche di sfumarlo. Restiamo al Musée d’Orsay, fulcro dei festeggiamenti, dove, dal 26 marzo all’11 agosto il viaggio immersivo intitolato “Un soir avec les impressionnistes. Paris 1874” inaugura la primavera invitando a tuffarsi nella Parigi di un secolo e mezzo fa. Indossando il visore per la realtà virtuale i visitatori parteciperanno all’inaugurazione della prima mostra impressionista, scivoleranno lungo i boulevard, davanti al nuovo teatro dell’Opera Garnier. Guidati dalla giovane Rose, modella e aspirante scrittrice, raggiungeranno l’ex laboratorio del fotografo Nadar, al 35 di boulevard des Capucines. Ed eccoli Monet, Renoir, Degas, Morisot con sua madre, Cézanne, Pissarro – con il loro mercante Paul Durand-Ruel – all’epoca giovani artisti dal destino incerto, accogliere il pubblico tra le stanze del Salone o nella vivace Île de la Grenouillère, sulle rive della Senna, dove Monet e Renoir dipingono fianco a fianco, o ancora nella camera d’albergo a Le Havre, dove Monet lavora al suo celebre dipinto.

Berthe Morisot a Nizza e i paesaggi impressionisti in mostra a Tourcoing

Dal 5 aprile al 29 settembre al Musée des Beaux-Arts Jules Chéret, la mostra Berthe Morisot à Nice, escales impressionnistes sarà un’occasione imperdibile per saperne di più sui due soggiorni in Riviera – nel 1881-1882 e nel 1888-1889 – della prima donna impressionista, con l’obiettivo di evidenziarne l’impatto sulla sua opera. Accanto ai lavori di Morisot saranno presentate alcune opere di Monet, Renoir e di un gruppo di artiste contemporanee, da Eva Gonzalès a Mary Cassatt. I festeggiamenti dedicati all’Impressionismo ci spingono a un migliaio di chilometri a nord di Nizza. La cittadina di Tourcoing spalanca le porte del MUba Eugène Leroy alla mostra Peindre la nature. Paysages impressionnistes du musée d’Orsay.

Appuntamenti anche a Roma
Berthe Morisot, La Lecture ou l’Ombrelle verte, 1873, Olio su tessuto, 71.8 x 46 cm, Cleveland, The Cleveland Museum of Art, Gift of the Hanna Fund 1950 | Courtesy of the Cleveland Museum of Art – ilMillimetro.it

Ritroviamo Monet, Sisley, Renoir, Pissarro, Cézanne, Gauguin tra i 58 capolavori impressionisti dalle collezioni del museo d’Orsay, riuniti dal 16 marzo al 24 giugno. In che modo il paesaggio impressionista ha aperto la strada ad altre audaci pitture? A questa e ad altre domande risponderà il percorso suddiviso in cinque sezioni che accenderanno i riflettori anche sull’evoluzione dell’arte del paesaggio dopo l’impressionismo, da Seurat a Mondrian passando per Redon e Bonnard.

Un Festival in Normandia e due giganti a Palazzo Reale

Dal 22 marzo al 22 settembre è attesa la quinta edizione del Festival Impressionista della Normandia, una kermesse multidisciplinare che coniuga l’Impressionismo in tutte le sue forme con un invito alla scoperta della creazione contemporanea. La programmazione, che include circa 200 eventi, da Rouen a Giverny, passando per Caen e Le Havre, invita a un viaggio artistico, dall’Ottocento a oggi.

Più di un secolo di arte e cultura
Édouard Manet, Le Citron, 1880, Olio su tela, 22 x 14 cm, Paris, musée d’Orsay. Legs comte Isaac de Camondo, 1911 © Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt – ilMillimetro.it

Filo conduttore di questa edizione è lo spirito innovativo del movimento artistico che ha rivoluzionato il mondo dell’arte. Qualche anticipazione? Al Musée des Beaux-Arts di Rouen, l’artista James Abbott McNeill Whistler, ispirato dall’arte giapponese, invita a un dialogo con Claude Monet e Gustave Courbet, mentre lo spettacolo di suoni e luci “Cathedral of Light” sarà proiettato per tutta l’estate sulla cattedrale di Rouen dal regista e artista visivo americano Robert Wilson, figura di spicco del teatro d’avanguardia newyorkese. Dalla Francia, l’onda impressionista travolge Milano, dove, dal 19 marzo al 30 giugno Palazzo Reale sarà la cornice della mostra Paul Cézanne et Auguste Renoir: regarder le monde. Chefs-d’œuvre des collections du musée de l’Orangerie. Uniti da un’amicizia duratura, Auguste Renoir e Paul Cézanne tracciarono una traiettoria singolare, esprimendosi in stili diversi, tra paesaggi, nature morte, nudi e bagnanti. Cuore della mostra saranno 38 opere in prestito dal Musée d’Orsay e dal Musée de l’Orangerie di Parigi, riunite dal celebre mercante Paul Guillaume e dalla moglie dopo la sua morte.

Dal 1° marzo al 19 maggio l’Accademia di Francia con sede presso Villa Medici, nel cuore della capitale, accoglierà Il limone di Édouard Manet, il pittore che rivendicava l’ambizione di diventare il “San Francesco della natura morta”. Uno degli agrumi più iconici del paesaggio mediterraneo, dipinto nel 1880, ricorderà la passione per gli agrumi della famiglia de’Medici.

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Nativi indesiderati

Nell’ultimo decennio il Venezuela ha vissuto una metamorfosi sostanziale: nel mezzo le vite di chi fugge, chi torna e chi non se n’è mai andato. Ad affrontare il tema è Martina Martelloni, collaboratrice de il Millimetro, che direttamente sul posto ha raccontato la situazione degli indigeni, anche attraverso un eccezionale reportage fotografico. Alessandro Di Battista analizza le contraddizioni del “libero e democratico” Occidente nel rapportarsi con le operazioni militari di Israele, le sanzioni che colpiscono solo la Russia e le solite immagini che i TG nazionali nascondono. All’interno L’angolo del solipsista, Tutt’altra politica, Line-up, Un Podcast per capello e Nel mondo dei libri, le consuete rubriche di Giacomo Ciarrapico, Paolo Di Falco, Alessandro De Dilectis, Riccardo Cotumaccio e Cesare Paris. Si aggiunge inoltre Ultima fila di Marta Zelioli. Copertina a cura de “I Buoni Motivi”.

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