La donna che voleva essere IL presidente

Dopo undici anni il centrodestra torna al governo, e lo fa con una donna. La prima nella storia della nostra Repubblica. Un governo nato in tempi record, in un fine settimana difficile da dimenticare. La consultazione durata una decina di minuti, l’incarico arrivato in poche ore, con la lista dei ministri già pronta dopo poco più di un’ora di colloquio con il capo dello Stato. Poi il giuramento della squadra, il passaggio della campanella con il presidente del Consiglio uscente Draghi e infine il primo Consiglio dei ministri. Per la prima volta da undici anni, un leader che ha vinto le elezioni è diventato premier.

La donna che voleva essere IL presidente

Nuovo esecutivo, nuove sfide

“Un esecutivo di alto profilo che lavorerà spedito per rispondere alle urgenze della Nazione e dei cittadini”, scrive Giorgia Meloni su Twitter poco dopo aver accettato l’incarico per formare il governo. Le urgenze sì, sono molte, con una situazione economica e sociale che i più prevedono in via di peggioramento. La leader di Fratelli d’Italia ne è consapevole, come sa anche che la vera sfida comincia adesso. La scommessa è quella di dimostrare che il governo è in grado di garantire l’Italia anche dopo l’uscita di scena di una personalità prestigiosa come Mario Draghi. La compattezza della maggioranza andrà verificata e rafforzata giorno per giorno. Ma il “siamo pronti” ribadito da Meloni con una punta di orgoglio esprime la volontà di dimostrarsi all’altezza del compito. Ci riuscirà? Presto per dirlo. Come politica ha già dimostrato molto, ma come capo di governo deve ancora dimostrare tutto.

Il ritratto della prima donna a Palazzo Chigi

Nasce a Roma nord nel 1977, ma cresce a Garbatella, quartiere sud della Capitale. A 15 anni l’esordio in politica con l’adesione al Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale ItalianoDestra Nazionale. Giornalista professionista dal 2006, nello stesso anno viene eletta alla Camera dei deputati nella lista di Alleanza Nazionale. Nel 2008 la nomina a ministro per la gioventù del governo Berlusconi IV. Quattro anni dopo, la giovane Meloni insieme a Ignazio La Russa e a Guido Crosetto fonda Fratelli d’Italia. Un partito che sembrava avere vita breve e che invece la porterà fino a Palazzo Chigi.

Questione di lessico

Giorgia Meloni. La presidente, il presidente, la premier, la Meloni o solo Meloni. Nomi che hanno acceso in queste settimane vari dibattiti. Discussioni messe a tacere dalla scelta del nuovo capo del governo. Una svolta linguistica che diventa un caso, ma che in realtà non è una novità per lei. La prima donna di Palazzo Chigi nelle sue comunicazioni ufficiali sceglie il maschile. “Il” presidente del Consiglio, non “la”. “Lo comunica l’ufficio stampa del presidente Giorgia Meloni“, “è quanto dichiara il presidente del Consiglio dei ministri“, si legge nei primi documenti. Del resto anche da presidente di Fratelli d’Italia la scelta cadeva sempre su “il”. Il passaggio a Palazzo Chigi conferma quindi questa impostazione politico-culturale.

Cambiare partendo dai nomi: 7 nuovi ministeri

Ventiquattro ministri. Nove di Fratelli d’Italia, cinque della Lega, cinque di Forza Italia e cinque tecnici. Storie diverse, un unico obiettivo: migliorare il Paese in cinque anni. Un cambio di rotta, che anche in questo caso parte dal lessico. Una volontà manifestata sin da subito ritoccando la denominazione di alcuni ministeri. Sette dicasteri cambiano nome facendosi portatori dei valori che hanno caratterizzato la campagna elettorale di Meloni. Nascono così il ministero per le Politiche del mare e per il Sud, dell’Istruzione e del Merito, dell’Agricoltura e della sovranità alimentare. Quello delle Imprese diventa anche del Made in Italy, il ministero dello Sport aggiunge al suo fianco i Giovani. Ambiente e sicurezza energetica sostituiscono il ministero della Transizione ecologica. Infine, al ministero della Famiglia e delle Pari opportunità si aggiunge la natalità. Un lessico che usa le parole chiave della destra, un modo a costo zero per parlare all’elettorato.

La donna che voleva essere IL presidente

Chi sono i ministri del nuovo esecutivo? Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri

Dal 1994 è dentro Forza Italia di cui è da quattro anni coordinatore nazionale. Nel primo governo Berlusconi, diventa portavoce del presidente del Consiglio. Convinto europeista e atlantista, è stato parlamentare a Strasburgo per cinque legislature. Due volte commissario, dal 2017 al 2019 ha presieduto l’Europarlamento.

Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture

Iscritto alla Lega Nord dal 1990, è stato consigliere comunale di Milano, europarlamentare, eletto alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche del 2008 e del 2013 e al Senato nel 2018 e nel 2022. Segretario federale della Lega Nord nel 2013 e riconfermato nel 2017, dal 2018 in poi Salvini affianca alla vecchia Lega Nord un nuovo partito, la Lega per Salvini Premier, rinunciando definitivamente al tema dell’indipendentismo padano e significativamente alla parola “Nord” nel simbolo. A seguito delle elezioni politiche del 2018, grazie all’accordo tra Lega e Movimento 5 Stelle che porta alla nascita del governo Conte I, Salvini ricopre le cariche di ministro dell’interno e Vicepresidente del Consiglio.

Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio

Magistrato prestato alla politica, comincia la sua militanza nel 1996 nelle fila di Alleanza nazionale. Nel governo Berlusconi è sottosegretario al ministero dell’Interno. Ma poi, dopo aver votato la fiducia al governo Monti, Mantovano lascia la politica e rientra in magistratura. Da quattro anni è consigliere della Corte di Cassazione.

Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia

Cresciuto negli anni ’80 nel Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, all’inizio degli anni ’90 aderisce e sostiene la Lega Lombardia e Lega Nord di Umberto Bossi. Nel 1999 viene eletto sindaco del suo paese natale. Dal 2001 al 2006, durante il secondo governo Berlusconi, è il presidente della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione. Diventa sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri del governo Conte I. Nel governo Draghi è ministro dello Sviluppo economico.

Adolfo Urso, ministro dello Sviluppo economico

La sua esperienza politica comincia agli inizi degli anni Ottanta, nella Direzione nazionale del Fronte della Gioventù. Militante di Fratelli d’Italia della prima ora, nel 2001 viene chiamato a far parte del Governo Berlusconi II come viceministro alle Attività Produttive, con delega al Commercio estero. L’incarico gli viene confermato anche nel Governo Berlusconi III. Dopo aver aderito nel 2015 a Fratelli d’Italia, nel 2019 diventa presidente del Copasir

Carlo Nordio, ministro della Giustizia

Magistrato dal 1977, è stato procuratore aggiunto di Venezia e titolare dell’inchiesta sul Mose di Venezia, nonché protagonista della famosa stagione di Mani pulite, con la celebre inchiesta sulle cosiddette cooperative rosse. Negli anni ’80 conduce le indagini sulle Brigate Rosse venete e sui sequestri di persona. Indaga anche sui reati di Tangentopoli. È stato, fino al pensionamento avvenuto nel 2017, procuratore aggiunto della Procura di Venezia.

Guido Crosetto, ministro della Difesa

Ha affiancato alla carriera politica quella di manager e imprenditore. Viene eletto in Parlamento per la prima volta nel 2001 tra le fila di Forza Italia, per poi essere rieletto nel 2006 e nel 2008. Nel 2011 non condivide la scelta del Pdl di sostenere il governo Monti. La spaccatura con Forza Italia lo porta a fondare, con Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, Fratelli d’Italia. Viene eletto alle politiche del 2018, ma dopo un anno decide di lasciare la politica per dedicarsi all’attività di imprenditore.

Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministro per le riforme Istituzionali

Aderisce a Forza Italia fin dalla sua fondazione. Avvocato matrimonialista, viene eletta in Parlamento per la prima volta nel 1994, anno della “discesa in campo” di Berlusconi e poi, ininterrottamente, dal 2001. È stata vicecapogruppo e due volte sottosegretaria, alla Giustizia e alla Salute. Nell’ultima legislatura è stata presidente del Senato.

Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione

Professore di diritto all’università, studioso del federalismo ed esperto di tematiche scolastiche. Senatore dal 2001 al 2013, è stato in Alleanza nazionale e poi consigliere di Salvini. Nell’ottobre 2018 viene nominato Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e la Ricerca presso il MIUR, incarico che ha ricoperto fino al 9 dicembre del 2019.

Anna Maria Bernini, ministro dell’Università

Avvocato e professore associato all’Università di Bologna. Il primo impegno politico come esponente di Alleanza Nazionale, poi de Il Popolo della Libertà e, infine, di Forza Italia, ricoprendo nel 2011 la carica di ministro per le politiche europee nel governo Berlusconi IV. Dal 2018 è capogruppo di Forza Italia al Senato.

Raffaele Fitto, ministro degli Affari europei

Cresciuto nella Dc, è passato per il berlusconismo prima di approdare a FdI. Dal 2000 al 2005 è presidente della Regione Puglia. Nel 2006 si candida alle politiche tra le fila di Forza Italia e viene eletto alla Camera. Due anni dopo diventa ministro degli Affari regionali del IV governo Berlusconi. L’idillio con Berlusconi finisce nel 2015. Si avvicina così a Giorgia Meloni e nel 2019 aderisce a Fratelli d’Italia, tra le cui fila viene eletto al Parlamento europeo.

La donna che voleva essere IL presidente

Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e sicurezza energetica

Prima di essere politico fa l’insegnante di ragioneria. Con la discesa in campo di Berlusconi, aderisce a Forza Italia e nel 1995 entra nel Consiglio regionale del Piemonte. Due anni dopo diventa assessore per poi essere riconfermato nel 2000. A seguire passa a vicepresidente del Consiglio regionale per poi essere eletto nel 2008 al Senato nella lista de Il Popolo della libertà. Nel governo Draghi viene nominato viceministro dello Sviluppo economico.

Eugenia Roccella, ministro di Famiglia, Natalità e Pari opportunità

Nel 2007 è portavoce insieme con Savino Pezzotta del Family Day, la manifestazione di “sostegno alla famiglia formata da un uomo e una donna” organizzata per il 12 maggio dall’associazionismo cattolico. Nel 2008, senza mai prendere tessere di partito, viene eletta con il Pdl e diventa sottosegretaria al Welfare e poi alla Salute. Dopo un breve periodo nel Nuovo Centrodestra di Alfano, fonda insieme a Gaetano Quagliariello ed altri il movimento Identità e Azione. Nel 2018, però, non è rieletta in Parlamento. Negli ultimi anni l’avvicinamento a Giorgia Meloni.

Daniela Santanchè, ministro del Turismo

È il 1995 quando inizia la sua carriera politica come collaboratrice di Ignazio La Russa. Nel 2001 entra alla Camera con Alleanza Nazionale. Nel 2006 viene rieletta a Montecitorio, sempre con An. L’anno successivo rompe con i vertici e lascia il partito. Nel 2008 è la prima donna a candidarsi a premier con La Destra di Francesco Storace, ma il gruppo non ottiene alcun parlamentare. Poco dopo rompe anche con lui e fonda il Movimento per l’Italia, alleato con il centrodestra. Nel 2010 entra nel governo Berlusconi come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e nel 2013 è rieletta in Parlamento con Il Popolo della LibertàForza Italia. Nel 2017 l’adesione a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, che la nomina Portavoce regionale in Lombardia.

Roberto Calderoli, ministro degli Affari regionali e le Autonomie

Inizia la sua esperienza politica con il movimento della Lega Lombarda di Umberto Bossi, di cui diviene prima presidente poi segretario nazionale. Consigliere comunale a Bergamo dal 1990 al 1995, deputato dal 1992 e poi sempre rieletto in Parlamento, nel 2001 diventa ministro per le Riforme istituzionali. Nel 2005 mette a punto la legge elettorale che lui stesso definisce una “porcata” e che passerà alla storia con il nome di “Porcellum”. Quattro volte vicepresidente del Senato, Calderoli ha ricoperto anche la carica di Ministro per la Semplificazione normativa e Ministro per le riforme istituzionali nei governi Berlusconi.

Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica amministrazione

Il suo ingresso in politica è recentissimo, meno di cinque anni. Nel 2018 Berlusconi lo candida per la Camera dei deputati nelle elezioni politiche di quell’anno. Zangrillo si presenta nel Collegio plurinominale Piemonte 1 e viene eletto. Contemporaneamente viene nominato nuovo commissario regionale di Forza Italia in Piemonte e in Valle d’Aosta. Alle elezioni anticipate del 25 settembre scorso è eletto in Senato.

Sebastiano “Nello” Musumeci, ministro delle Politiche del mare e del Sud

Già presidente della Provincia di Catania dal 1994 al 2003, nonché europarlamentare fino al 2009, nel 2011 è stato sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali nel governo Berlusconi IV. Dal 2017 al 2022 ha ricoperto la carica di Presidente della Regione Siciliana. Non ricandidato alla presidenza della Regione, alle elezioni politiche del settembre 2022 è eletto senatore tra le fila di Fratelli d’Italia.

Alessandra Locatelli, ministro della Disabilità

Laureata in Sociologia, educatrice specializzata nella cura delle persone affette da disabilità psichica è nella Lega da quando comincia a far politica. Deputata della Lega dal 2018 al 2021, diventa ministro con la delega alla disabilità ma durata nemmeno due mesi: dopo la crisi del Conte I viene sostituita da Elena Bonetti. Dal 2021 è assessore della Regione Lombardia con delega alla famiglia, alla solidarietà sociale, alle disabilità e alle pari opportunità.

Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e Sovranità alimentare

Entra in politica fin da giovanissimo nel Fronte della Gioventù, guidando l’organizzazione missina nella Provincia di Roma fino al 1995. Nel 2008 diventa presidente di Alleanza Nazionale nella sezione provinciale di Roma e dal 2010 al 2012 del Popolo della Libertà, anno in cui abbandona il partito per fondare con la cognata, Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia. Viene eletto alla Camera nel 2018, diventando capogruppo del partito a Montecitorio.

Luca Ciriani, ministro dei Rapporti con il Parlamento

Dirigente giovanile del Msi, assiste alla nascita di Alleanza nazionale con cui viene eletto consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia nel 1998, riconfermato poi nel 2003. Nel 2008 aderisce al Popolo della Libertà ed entra a far parte come vicepresidente e assessore alla Protezione civile della giunta regionale. Rieletto nel 2013, due anni dopo aderisce a Fratelli d’Italia. Si dimette da consigliere regionale dopo essere stato eletto senatore Fdi alle elezioni politiche del 2018, anno in cui diventa capogruppo Fdi al Senato.

La donna che voleva essere IL presidente

I cinque tecnici: Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno

Comincia la carriera nella prefettura di Bologna, dove ricopre l’incarico di capo di gabinetto poi di vice-prefetto. Nel 2009 arriva al Viminale, come direttore dell’Ufficio Relazioni parlamentari presso gli Affari legislativi. Nel 2011 la nomina a prefetto, prima sede Lodi, ma l’anno seguente torna nel palazzo romano come vice-capo di Gabinetto del ministro, e successivamente vicario. Nel 2012 la nomina a vice-capo della polizia. Nel 2017 torna a Bologna come Prefetto, ma un anno dopo il ministro dell’Interno Salvini lo richiama a Roma come capo di Gabinetto, carica che mantiene anche con il ministro Luciana Lamorgese fino al 2020, quando viene nominato prefetto di Roma.

Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura

Il suo esordio nella politica è da consigliere circoscrizionale a Napoli. In parallelo, dopo la laurea in Giurisprudenza alla Federico II e il dottorato di ricerca in Diritto ed Economia, comincia la sua carriera giornalistica. Alle elezioni del 2001 si candida alla Camera per la Casa delle Libertà ma non viene eletto. Entrato in Rai nel 2003 come inviato del TGR, Sangiuliano diviene caporedattore e poi passa al TG1 dove diventa vicedirettore. Nel 2018 la nomina a direttore del Tg2.

Orazio Schillaci, ministro della Salute

Medico e accademico. Già componente di commissioni sanitarie per la Regione Lazio e per il Ministero della salute, dal 2017 è presidente della Associazione Italiana di Medicina Nucleare ed Imaging Molecolare. Nel 2019 diventa rettore dell’Università di Roma Tor Vergata. Un anno dopo, il ministro Roberto Speranza lo nomina nel comitato scientifico dell’Istituto superiore della Sanità che ha affiancato il ministero nelle decisioni chiave prese durante la pandemia.

Andrea Abodi, ministro dello Sport

Manager sportivo dal 1994, consigliere dal 2002 al 2008 del Coni Servizi spa, attualmente è il presidente dell’istituto per il Credito Sportivo. Dal 2010 al 2017 è stato presidente della Lega di B.

Marina Elvira Calderone, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali

Laurea magistrale in gestione aziendale. È Consulente del Lavoro dal novembre 1994 e, dal 17 novembre 2005, è la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.

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Nativi indesiderati

Nell’ultimo decennio il Venezuela ha vissuto una metamorfosi sostanziale: nel mezzo le vite di chi fugge, chi torna e chi non se n’è mai andato. Ad affrontare il tema è Martina Martelloni, collaboratrice de il Millimetro, che direttamente sul posto ha raccontato la situazione degli indigeni, anche attraverso un eccezionale reportage fotografico. Alessandro Di Battista analizza le contraddizioni del “libero e democratico” Occidente nel rapportarsi con le operazioni militari di Israele, le sanzioni che colpiscono solo la Russia e le solite immagini che i TG nazionali nascondono. All’interno L’angolo del solipsista, Tutt’altra politica, Line-up, Un Podcast per capello e Nel mondo dei libri, le consuete rubriche di Giacomo Ciarrapico, Paolo Di Falco, Alessandro De Dilectis, Riccardo Cotumaccio e Cesare Paris. Si aggiunge inoltre Ultima fila di Marta Zelioli. Copertina a cura de “I Buoni Motivi”.

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