La Francia alla ricerca della sua identità

Le elezioni europee hanno visto la schiacciante vittoria dell’estrema destra e Macron ha scelto di sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni per riconquistare la legittimità della sua presidenza

È un’Europa diversa quella che si è svegliata dopo le elezioni. Un’Europa che volge lo sguardo a destra e agli estremismi. Rimangono ancorati alla maggioranza i centristi del PPE (Partito Popolare Europeo) ma la valanga dei partiti di estrema destra ha travolto tutte le aspettative. Dall’Italia di Fratelli d’Italia alla Germania dell’Alternative für Deutschland, i partiti euroscettici stanno avanzando, confermando la svolta populista e sovranista del Vecchio Continente.

Francia alla ricerca di una sua identità
Il Presidente francese Emmanuel Macron ha sciolto le camere e indetto nuove elezioni (LaPresse) – ilMillimetro.it

La grande, e quasi prevista, sorpresa è avvenuta in Francia, dove il voto ha provocato un terremoto politico, mettendo in dubbio tutto l’establishment che da anni iniziava a scricchiolare. La presidenza Macron, costellata da enormi manifestazioni e un importante crollo dei consensi, è stata schiacciata dai voti ottenuti dal partito di estrema destra Rassemblement National di Marine Le Pen. Le elezioni europee hanno scatenato un generale scompiglio che ha portato il Presidente Macron a sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni legislative.

Adesso, la Francia ha tre settimane per decidere il suo destino. Macron ha tre settimane per recuperare quanti più voti possibili. Marine Le Pen ha tre settimane per mettere su un programma politico credibile e confermare la vittoria delle Europee.

Il nero del Rassemblement National tinge tutta la Francia

Per la prima volta, in Francia, un partito di estrema destra prende la maggioranza dei voti, classificandosi come primo partito. Si parla del Rassemblement National, il partito di Marine Le Pen con Jordan Bardella alla presidenza. Il RN ha preso più del doppio della lista di Renaissance, partito del Presidente Emmanuel Macron. Ha conquistato il 31,4% dei voti con un totale di 12 seggi al Parlamento europeo, ottenendo il risultato più alto di qualsiasi raggruppamento politico da quarant’anni a questa parte, infatti nessun partito prima di adesso aveva raggiunto il 30% dei voti alle elezioni europee.

Un risultato enorme che vede il RN avanzare di otto punti rispetto alle elezioni europee del 2019, dove aveva ottenuto il 23,34%. Con un numero di voti quasi doppio rispetto al campo presidenziale, il RN avrà tra i 29 e i 31 eurodeputati al Parlamento europeo, diventando così la delegazione più numerosa dell’emiciclo del Parlamento europeo.

Questo risultato arriva al culmine della campagna elettorale iniziata nel settembre 2023, dove il duello con Macron e il suo primo ministro Gabriel Attal è stato accesissimo, tra campagne social e dibattiti in televisione. Il RN ha fatto di tutto per “nazionalizzare” le elezioni europee, trasformandole in una sfida contro la legittimazione presidenziale di Macron. I temi portati avanti sono stati quelli della sicurezza, della protezione dei confini e della lotta all’immigrazione clandestina. Temi ormai capisaldi di un’intera Europa dopo i risultati delle elezioni.

Nessun tema, come le vicine posizioni alla Russia o il decennale spirito antieuropeista, ha fatto crollare la figura di Jordan Bardella che, al contrario, è riuscito a recuperare molti dei voti persi negli anni. Tanti i fattori che avrebbero potuto influenzare negativamente la tornata elettorale, come la presenza di liste concorrenti, quali Reconquête! di Éric Zemmour, che è riuscito a superare la soglia di sbarramento con la coalizione La France fière e ad aggiudicarsi un seggio al Parlamento europeo. Tante le variabili che però non hanno scalfito il partito e i suoi elettori.

Jordan Bardella, la Francia si tinge di nero
Jordan Bardella, trionfatore in Francia alle Europpe (LaPresse) – ilMillimetro.it

Dopo l’uscita dell’exit poll di domenica sera il Presidente Macron ha annunciato lo scioglimento dell’Assemblée Nationale e ha indetto nuove elezioni legislative, che si terranno il 30 giugno per il primo turno e il 7 luglio per il secondo. Con le elezioni legislative si eleggono i deputati dell’Assemblée Nationale. La decisione di Macron ha spiazzato tutti, opinione pubblica francese, europea e mondiale e gli stessi leader politici francesi, come il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, che si è detto deluso dalla decisione di Macron di non voler mettere in gioco il suo mandato. E così in effetti è stato.

Governare e introdurre nuove riforme dopo una sconfitta così grande avrebbe significato percorrere una strada tutta in salita. Quello di Macron è un rischio che sembra sia stato calcolato già da diversi mesi. In vista delle Europee, il Presidente si è dovuto interfacciare con i numerosi problemi di popolarità che sono emersi in questi anni di presidenza. Le numerose riforme messe in campo avevano suscitato divisioni sociali e grandi manifestazioni. In ultima istanza, le pericolose posizioni sulla guerra in Ucraina e la proposta di un eventuale invio di soldati francesi a combattere a fianco di Kiev. Numerose e accanite le critiche secondo cui stava diventando un Presidente autoritario e lontano dal popolo, vicino alle élite e alle banche.

Già le elezioni legislative del 2022 avevano decretato il tracollo di Renaissance, che aveva perso, insieme alla sua coalizione, la maggioranza assoluta in Parlamento, portando il suo governo a scendere costantemente a compromessi con le altre forze politiche. La figura di Macron era stata scelta per contrastare l’avanzata lepenista. I francesi questa volta hanno scelto di non dargli più la fiducia e affidarsi al populismo e, dall’Eliseo, Macron ha scelto di giocarsi subito la partita senza attendere le presidenziali del 2027, evitando tre anni di incubo politico.

Cosa succede adesso?

Adesso la Francia è chiamata alle urne per rieleggere i membri dell’Assemblée Nationale ma la partita è molto più ampia. Macron non ha più tre anni, ma tre settimane di tempo, per scongiurare l’ondata travolgente del Rassemblement National. I giornalisti francesi, così come i commentatori e gli stessi elettori, si stanno chiedendo come affronterà queste tre settimane di elezioni politiche che, secondo molti, sembrano un gioco d’azzardo, una partita a poker sulla pelle dei francesi. Macron ha perso il suo tocco ben prima di domenica e la campagna elettorale ne è stata la prova.

È stato percepito, come molte altre volte, arrogante e goffo. Si trova adesso di fronte a un errore di strategia che lo ha accompagnato durante tutti questi anni di presidenza: cercare di strappare voti all’estrema destra ma non creare gli strumenti per sradicarla del tutto. Un’infinita lotta tra buoni e cattivi senza però combattere davvero, facendo solo leva sulla paura degli elettori. Quello che effettivamente sta facendo adesso tramite lo scioglimento del Parlamento: mettere di fronte ai francesi l’eventualità di essere governati dall’estrema destra e indurre al voto.

Adesso la partita è aperta e si rimpiangono i tempi in cui, nel 2022, si potevano fare coalizioni con il fronte repubblicano. Il rifiuto infatti gli è costato un certo numero di deputati, quelli di cui aveva bisogno per costruire la sua maggioranza relativa ed evitare il rischio di scioglimento. Ogni strada è adesso percorribile e anche altri partiti si stanno muovendo per creare nuove coalizioni e cercare di arginare il fenomeno Le Pen e Bardella.

Quale futuro per la Francia
Il Presidente Emmanuel Macron adesso è di fronte a una svolta (LaPresse) – ilMillimetro.it

La destra, quella conservatrice della lista dell’eurodeputato François-Xavier Bellamy (Repubblicani), ha ricevuto un punteggio piuttosto basso, attestandosi il 7,3% e perdendo un seggio. I partiti di sinistra divisi non hanno superato il 10% ma forse è proprio da loro che può partire la risposta più efficace per far calare in modo duraturo il voto dell’estrema destra. Voci di corridoio dicono che i partiti di sinistra si uniranno, come successe alle elezioni legislative del 2022, quando la France Insoumise, i Verdi, il Partito Comunista Francese, il Partito Socialista e altri si unirono sotto il grande ombrello della Nouvelle Union populaire écologique et sociale (NUPES).

Dall’unione nacque una comunione di intenti e di programmi che portarono all’elezione di ben 131 deputati. Serve una forte coalizione, che al momento per Macron sembra non esserci. L’idea sembra aver trovato riscontro in tutti i partiti di sinistra, anche dal socialista Olivier Faure, che ha ottenuto un positivo punteggio alle Europee grazie al capolista Raphaël Glucksmann e alla sua incisiva campagna elettorale.

“È soprattutto un atto di fiducia. Fiducia in voi, cari compatrioti, nella capacità del popolo francese di fare la scelta giusta per sé e per le generazioni future”, queste le parole del breve discorso di Macron andato in onda subito dopo gli exit poll. Cosa succederà, quindi, dopo le elezioni legislative lo scopriremo fra tre settimane ma alcune ipotesi sono già sul tavolo.

La corsa alle elezioni legislative e una possibile coabitazione

Lo scenario più plausibile è quello della “cohabitation”, ovvero quella situazione in cui coabitano un Presidente di un partito e una maggioranza opposta. L’ultima coabitazione è avvenuta tra il 1997 e il 2002, quando il Presidente era il neogollista Jacques Chirac e il primo ministro il socialista Lionel Jospin. Infatti, se le elezioni legislative ripeteranno il risultato vittorioso dell’estrema destra alle Europee, si vedrà la coabitazione del Presidente Macron e un capo di governo del RN.

È improbabile, secondo i sondaggi, che le legislative diano la maggioranza assoluta all’RN, poiché sono elezioni diverse che si muovono secondo un meccanismo a doppio turno, quindi, per vincere un seggio, il candidato deve ottenere il 50% al primo turno, altrimenti finisce al ballottaggio. Diventa quindi più macchinoso e più complicato, come lo fu nel 2022. La possibilità per il RN di ottenere molti seggi in Parlamento è plausibile ma non così tanto da poter governare in autonomia, senza che si presenti la condizione della coabitazione.

Corsa per le elezioni legislative in Francia
Dopo il trionfo alle Europee, Le Pen e Bardella puntano alle legislative (LaPresse) – ilMillimetro.it

Questo dirompente successo non significa che sarà garantito anche alle legislative. Le elezioni europee non hanno la stessa natura di quelle presidenziali e di quelle legislative. Attirano meno elettori. Anche se l’affluenza è aumentata di 2,5 punti percentuali rispetto alle ultime elezioni, poco meno della metà degli elettori non ha votato. L’astensionismo ha giocato il suo ruolo. Quel 31,4% dei voti raggiunti alle Europee, così come i sondaggi che danno la Le Pen vincitrice al primo turno con il 35% dei voti alle presidenziali del 2027, non hanno alcun valore predittivo. Sono dati che danno l’idea della popolarità dei candidati e dei partiti ma non necessariamente si trasformeranno in voti.

La scelta di Macron di sciogliere il Parlamento e indire elezioni ha inoltre colto di sorpresa tutti, inclusi Le Pen e Bardella, che adesso si ritrovano a tornare di corsa in campo con un programma elettorale non semplice da fare. L’arrivo di Bardella alla presidenza del RN ha sicuramente ampliato il suo elettorato del partito, rendendolo però molto eterogeneo, e adesso il partito si trova a dover nascondere le contraddizioni del suo programma, soprattutto dal punto di vista economico, dal momento in cui si indirizza a più lavoratori, sia agli operai che agli impiegati, ai lavoratori autonomi e a quelli dipendenti.

Un bacino davvero molto ampio. Lo stesso elettorato femminile operaio, che negli anni si è molto avvicinato alla Le Pen, rischia di ridursi. Uno scenario caotico che ha creato non poco scompiglio in tutta Europa e che adesso metterà alla prova l’identità francese.

Per acquistare l'ultimo numero della nostra rivista clicca qui:

Mai più

Tra guerre, bombe e nucleare Piero Pelù torna con Deserti e grida al mondo: “Mai più!”. Nell’intervista realizzata da Dario Morciano andiamo in viaggio con il rocker toscano, che si è ripreso la scena con un disco potentemente rock in cui denuncia le barbarie del presente, contraddistinto da conflitti mondiali e una disinformazione sempre crescente. Alessandro Di Battista parla del pericolo di un’escalation nucleare, un rischio altissimo e che ha superato quello vissuto nel corso della “crisi dei Caraibi”. All’interno Tutt’altra politica, Line-up, Un Podcast per capello, Ultima fila e Nel mondo dei libri, le consuete rubriche di Paolo Di Falco, Alessandro De Dilectis, Riccardo Cotumaccio, Marta Zelioli e Cesare Paris. Copertina a cura de “I Buoni Motivi”.

Abbonati alla Rivista

il Millimetro

Ricevi ogni mese la rivista con spedizione gratuita, il formato digitale per email e ogni sabato la Newsletter con gli approfondimenti della settimana

Ultimi articoli

Oppenheimer in Giappone ha fatto discutere
L'incredibile storia della guerra degli emù
il Millimetro

Newsletter

Approfondimenti, interviste e inchieste direttamente sulla tua email

Newsletter