La Gran Bretagna ha il suo nuovo sovrano

“God save the king”. Quattro parole che segnano l’inizio di una nuova era: quella di re Carlo III. La sua è stata l’attesa più lunga nella storia di Buckingham Palace. Settant’anni da erede al trono, poi il peso della corona da sostenere nel giorno in cui c’è da affrontare il dolore più grande: la perdita della madre. Ma la continuità è parte della forza della monarchia, che non ammette ritardi. Non ammette l’esistenza di un regno senza un sovrano. Così, nel rispetto del rigido protocollo, dopo la morte di Elisabetta II, il trono è passato immediatamente a Carlo, che nel pomeriggio dell’8 settembre 2022, senza cerimonia, è diventato il nuovo re. Al suo fianco la nuova regina consorte, Camilla. L’altra donna che, insieme alla madre, ha segnato la sua vita. Non a caso entrambe sono state citate nel suo primo discorso da sovrano alla nazione.  

La Gran Bretagna ha il suo nuovo sovrano

Il primo discorso alla nazione

Sono passate poco più di 24 ore dall’annuncio della morte della regina. Alle 18 locali, le 19 italiane, va in onda – trasmesso dalla BBC – il primo discorso alla nazione di re Carlo III. Triste e sereno, dedica le prime parole a lei, “l’amata madre”. “Vi parlo oggi con sentimenti di profondo dolore. Per tutta la sua vita, Sua Maestà la Regina – la mia amata madre – è stata un’ispirazione e un esempio per me e per tutta la mia famiglia, e le dobbiamo il debito più sincero che una famiglia possa avere con la madre; per il suo amore, affetto, guida, comprensione ed esempio. Quella della regina Elisabetta è stata una vita ben vissuta, una promessa con il destino mantenuta. Oggi vi rinnovo a tutti quella promessa di servizio per tutta la vita”. Rassicurante e affettuoso. Un discorso che, sin dall’inizio, appare nel solco della madre. Rinnovando la promessa che fece la giovane Elisabetta II, Carlo dice ai sudditi che intende servire il regno “per tutta la vita”, troncando sul nascere ogni speculazione su un’abdicazione in favore di William, futuro erede al trono. Carlo dunque condurrà la monarchia nella direzione tracciata da sua madre, che ha saputo coniugare “amore costante per la tradizione e accoglienza senza paura del progresso”. La sua dedizione e devozione come sovrana, ha aggiunto Carlo, non hanno mai vacillato.

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Sempre come la madre, il nuovo re ha promesso di “rispettare i principi costituzionali al cuore della nostra nazione”, smentendo così i dubbi sul volersi intromettere nelle faccende di governo. Insomma, almeno dal primo discorso, sembrerebbe che il nuovo sovrano voglia perseguire sulla linea della neutralità seguita da Elisabetta. Ma le sue parole non sono solo per lei. Il re ha poi ringraziato “l’adorata” moglie Camilla. È un “momento di grande cambiamento per la mia famiglia – ha detto – conto sull’amore della mia adorata moglie Camilla. Da quando ci siamo sposati è diventata la mia regina consorte, so che sarà all’altezza del suo ruolo”. Elogia l’attuale consorte, ma non cita nemmeno una volta Diana, la prima moglie e madre dei suoi due figli. Loro però li ringrazia insieme alle rispettive consorti. E nel farlo arriva una sorpresa: la nomina immediata del primogenito William a principe di Galles. Il titolo non è automatico e si pensava che sarebbe passato un po’ di tempo prima dell’ufficializzazione. Ma Carlo l’ha fatto subito, quasi a voler ribadire sin dall’inizio di volere William al suo fianco, come una sorta di “vice-re”. Decisamente più lontano Harry, verso il quale Carlo ha espresso il suo “amore”, aggiungendo però che continuerà a vivere la sua vita oltremare. E infine, commosso, un toccante omaggio alla “cara mamma” citando Shakespeare: “Possano le schiere degli angeli accompagnarti cantando, verso il tuo riposo”.

 La proclamazione ufficiale

Salve di cannone, squilli di tromba, paggi, costumi e liturgie di un tempo lontano. Una cerimonia che sembra arrivare da un’altra epoca. Tutto perfetto, come in una favola. Ma invece è la realtà. Una realtà che, per la prima volta, viene trasmessa in diretta tv. Milioni di telespettatori che assistono alla proclamazione ufficiale del nuovo re, nel rispetto del rigido protocollo. Una mattinata scandita da momenti ben precisi. Prima la lettura della proclamazione nel palazzo di San James a Londra, davanti ai membri dell’Accession Council, il corpo cerimoniale formato da autorità istituzionali, altissimi funzionari, membri del governo, del parlamento e veterani della politica. Presenti durante la lettura del proclama la regina consorte Camilla e William, principe di Galles. A presiedere la cerimonia Penny Mordaunt, nominata solo da pochi giorni lord presidente del consiglio dal nuovo governo di Liz Truss. Assente il nuovo re che, come vuole il cerimoniale, partecipa solo alla seconda parte della seduta: quella nella sala del trono.  Ad attenderlo tutti i membri dell’Accession Council. Una piccola folla ben diversa da quella che doveva aver accolto Elisabetta 70 anni fa. Chiacchierano tra loro, ma all’ingresso del nuovo re cala il silenzio. Entra solenne. Tight nero decorato con una spilla con le sue nuove iniziali: CR, Carolus Rex. Accetta l’atto di proclamazione e tiene un breve discorso in cui rende di nuovo omaggio alla “dedizione e devozione” della regina ribadendo – ancora una volta – che seguirà il suo esempio di “amore e servizio”.

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“Nell’accettare le responsabilità mi sforzerò di seguire l’esempio che mi è stato dato” dice visibilmente commosso. Poi promette di promuovere “pace, armonia e prosperità dei popoli delle isole e dei reami e territori del Commonwealth”. Un pensiero anche all’ amata moglie, che lo incoraggia e lo supporta. Poi il giuramento e quindi le firme con cui si impegna a preservare la chiesa di Scozia e la continuità del governo. Un tavolo troppo piccolo per quei documenti troppo grandi. Un momento di imbarazzo, quando Carlo – rivolto ai paggi – fa un gesto con la mano affinché sgombrino la scrivania. Una faccia stizzita che non passa inosservata. Firma lui, poi William e Camilla e a seguire tutti gli altri membri. Al termine della seduta, l’annuncio al mondo intero. Letto dal balcone del palazzo di San James da un ufficiale dell’ordine della giarrettiera, antichissimo ordine britannico risalente al 1415. Poi, un secondo annuncio, alla Royal Exchange di Londra. Anche qui trombe, applausi e l’immancabile inno nazionale che ora recita “God save the king”. In segno di riconoscimento del nuovo sovrano, le bandiere sventolano a piena altezza, per poi tornare a mezz’asta in segno di lutto per la morte della regina. Nel pomeriggio i parlamentari giurano fedeltà al nuovo sovrano che, nel frattempo, a Buckingham Palace riceve le più alte cariche religiose e istituzionali: l’arcivescovo di Canterbury, il decano di Westminster, i membri del governo e i leader di opposizione. Una serie di incontri che concludono il primo giorno di re Carlo III. Ma è solo l’inizio di una serie di impegni… seguiranno le proclamazioni nelle altre parti del regno e il primo atto politico: il discorso nel Parlamento di Westminster.

Ma chi è re Carlo III?

A 73 anni è il re più anziano a salire al trono britannico, dopo un’esistenza trascorsa all’ombra di una madre gigantesca nella sua portata. Nato a Buckingham Palace, il 14 novembre del 1948, Charles Philip Arthur George, il suo nome completo, diventa erede al trono britannico a tre anni, per effetto dell’ascesa al trono di sua madre. L’educazione rigida, gli episodi di bullismo a scuola poi la laurea a Cambridge. È il primo reale a laurearsi. Carlo vanta anche un gran numero di importanti titoli militari nelle forze armate britanniche. La prima nomina onoraria nell’esercito fu quella di colonnello in capo del Royal Regiment of Wales nel 1969. Un principe che incontra la sua principessa, Diana Spencer. Nel 1981 il matrimonio da favola nella cattedrale di San Paolo, poi la nascita di William ed Henry. L’incantesimo però si rompe. Carlo stesso ammette di aver tradito la moglie Diana, precisando che ai tempi il matrimonio era già “irreparabilmente danneggiato”.

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Gli scandali scuotono il palazzo reale e irritano la regina. Una situazione che mette a rischio la tenuta della famiglia reale. Il divorzio nel 1996. Un anno dopo la morte di Lady D. L’annus horribilis della Corona. Sotto accusa la relazione di Carlo con Camilla Parker Bowles, la donna alla quale non è stato capace di rinunciare, che ha poi sposato in seconde nozze nel 2005 con rito civile. I genitori di Carlo non presero parte alla celebrazione del matrimonio, originando peraltro illazioni circa un presunto non gradimento di Camilla da parte di Elisabetta II. La regina e il duca di Edimburgo, a ogni modo, presenziarono alla benedizione della coppia al castello di Windsor poco dopo. Negli anni, grazie anche alla presenza pacata di Camilla, il lento riavvicinamento fino alla scelta presa proprio da Elisabetta di designarla futura regina consorte e non semplice duchessa. Ma questo non vuol dire che Carlo riuscirà a sfuggire all’ombra di Diana. Lui resterà il re che ha tradito la sua consorte per poi sposare la sua amante di sempre. Del resto passione e impulsività hanno caratterizzato tutta la sua vita. Dall’amore all’ambiente, alle istituzioni benefiche a lui molto care.

Un re “verde”

Carlo è stato un precursore su molti argomenti, a partire dalla difesa dell’ambiente, la sua vera passione. Fin da giovane trasforma la sua residenza di campagna in un’oasi di biodiversità.  Lo prendevano in giro quando diceva di parlare alle piante, ma di fronte alla catastrofe climatica si è capito che aveva ragione lui.  Si è sempre concentrato sulla lotta al riscaldamento globale, che considera una delle più grandi sfide che l’umanità abbia mai affrontato. È stato una presenza importante, per esempio, al vertice globale sul clima della COP26 a Glasgow lo scorso anno, esortando i leader mondiali a lavorare insieme per salvare il pianeta. Il suo intervento alla Cop26 è stato fra i più ascoltati. Un re verde, dunque, che ha avviato produzioni biologiche che vengono vendute con successo nei migliori supermercati britannici e i cui proventi vengono utilizzati per i suoi enti benefici. È già stato ribattezzato “Climate – King”, il re ambientalista. Eppure tutti si domandano se basterà il suo lato green a non far rimpiangere la regina…

Che re sarà?

Costretto a confrontarsi con la memoria vivissima di una regina amata, Carlo è consapevole di non avere il carisma della madre. Si è preparato a lungo a questo momento, ma la sua è un’eredità enorme da gestire. Non sono pochi quelli che hanno sollevato perplessità sulla capacità di Carlo di garantire il futuro e la stabilità della monarchia e non è un caso che i sudditi abbiamo a più riprese indicato di preferire William sul trono, saltando una generazione. Elisabetta ha fatto del silenzio la sua forza, sempre al di sopra delle parti, senza mai esprimere un’opinione o una preferenza, cosa che non su può dire di Carlo. Ma da anziano sovrano forse agirà diversamente. Sarà probabilmente un re migliore, oggi, di quanto lo sarebbe stato venti o trent’anni fa. È presto – ovviamente – per dirlo. Prima bisognerà vedere come affronterà il primo compito, il più difficile: mantenere unito il regno, guadagnandosi l’affetto dei sudditi e preservando la popolarità di una monarchia che si trova senza la sua amata sovrana, guida solida per ben 70 lunghi anni. Un ruolo incarnato con enorme senso del dovere e profonda dedizione.  

Missione unità

Gli indipendentisti. È con loro che Carlo dovrà “fare i conti” per evitare che il regno vada in frantumi.  Si teme che molti dei paesi che hanno avuto finora la regina come capo di Stato decideranno di staccarsi dalla Corona. La Scozia vuole indire referendum per farlo. Ma le spinte indipendentiste non si fanno sentire solo lì. C’è anche l’Irlanda del nord, dove  circa un quarto della popolazione vuole staccarsi. E poi il Galles. Nella speranza di neutralizzare le spinte centrifughe come riuscì sua madre, pochissimi giorni dopo la scomparsa della regina Carlo è andato in Scozia, Irlanda del nord e Galles. Ma il problema potrebbe riguardare tutti gli Stati del Commonwealth, una realtà politica ed economica che include 2 miliardi e mezzo di persone. Insomma sarà un compito notevole e ora la responsabilità spetta a Carlo. Più che monarchici alcuni scozzesi si dicono elisabettiani. L’unico modo dunque sarà farsi amare come la madre. Ci riuscirà?

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La storia al contrario

Il terrorismo israeliano e lo “spazio vitale” nazional-sionista. Nell’articolo principale Alessandro Di Battista sottolinea come sia «triste constatare quanto i discendenti delle vittime dell’Olocausto stiano, giorno dopo giorno, assomigliando sempre più ai peggiori carnefici della Storia». Greta Cristini analizza geopoliticamente i possibili scenari, mentre Luca Steinmann e Valerio Nicolosi ci raccontano la vita in Libano e in Cisgiordania con i loro reportage. All’interno Line-up, Un Podcast per capello, Ultima fila e Nel mondo dei libri, le consuete rubriche di Alessandro De Dilectis, Riccardo Cotumaccio, Marta Zelioli e Cesare Paris.

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