La guerra (Fredda) a TikTok

Sembra assurdo che un’app che fino a poco tempo fa era principalmente nota per i balletti sincronizzati possa arrivare a smuovere i vertici politici dei Paesi di tutto il mondo, ma mai come in questo caso entrano in gioco fattori che contribuiscono a una vera e propria questione di spionaggio “sociale”. Per dare un’idea della proporzione, negli Stati Uniti gli utenti attivi su TikTok sono circa 150 milioni e nel 2022 Data. AI aveva posizionato l’app al secondo posto nella classifica delle app con maggior potere persuasivo di acquisto. L’app spopola soprattutto tra la Gen Z visto che circa sei teenager su dieci sono utenti giornalieri: il 67% dei teen americani l’ha usata almeno una volta, mentre il 16% ha ammesso di usarla quasi costantemente. Dati che non prendono in considerazione gli effetti che un uso sconsiderato della piattaforma potrebbe avere anche sulla salute mentale, soprattutto per quanto riguarda il cosiddetto ADHD, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività. Pur avendo promosso iniziative di “gentilezza” tra gli utenti, TikTok accetta comunque deal con inserzionisti di diverse startup di igiene mentale come Cerebral. Le aziende sanno che il terzo social più scaricato al mondo è diventato da tempo una sorta di confessionale dove gli adolescenti si rifugiano per confidare manie, passioni e segreti più reconditi. Se Facebook e Instagram promuovono soprattutto contenuti per carrellate di parenti e amici, su TikTok la maggior parte dei fruitori dei propri contenuti è costituita soprattutto da sconosciuti. Se da una parte affogare nell’app i propri dispiaceri può essere catartico, dall’altra potrebbe anche amplificare in maniera spropositata i traumi. L’autenticità però sembra essere la moneta vincente. Il profilo di Monique (aka Skinfiltrator), ad esempio, ha preso piede soprattutto durante la pandemia, guadagnandosi milioni di views grazie al fatto che TikTok ricompensa i creator meno noti molto più di altre piattaforme: “La gente è stufa delle vendite dirette e di creator e influencer finti; preferisce autenticità e cose con cui potersi rapportare in modo diretto, come TikTok, per cui non credo che sarà sostituita presto da qualche altra app”.

La guerra (Fredda) a TikTok – Il controllo della narrativa

Lo sanno bene Stati Uniti e Cina che infatti, in piena guerra commerciale, non intendono mollare un centimetro in questa particolare contesa. A marzo, una portavoce del Ministero del Commercio cinese ha fatto sapere che la Cina si opporrebbe in maniera decisa a un’eventuale cessione dell’app. Questo anche perché già nel 2020, oltre a proporre il divieto di TikTok e WeChat, Donald Trump cercò di imporre a ByteDance di cedere alcune quote a Microsoft proprio per “americanizzare” l’azienda, presumendo che l’app sarebbe stata più sicura. Il piano fallì, ma da allora ha smosso le coscienze degli attori coinvolti: TikTok ha compilato una proposta dettagliata di 90 pagine per venire incontro alle esigenze degli USA e sta lavorando alacremente a quello che ha chiamato “Project Texas”, nel quale finora ha investito oltre un miliardo e mezzo di dollari e che dovrebbe servire a creare un comitato di base in America formato da persone approvate dagli enti governativi per supervisionare, archiviare e monitorare i dati degli utenti americani di TikTok, grazie anche alle tecnologie di Oracle. Potrebbe però non bastare se consideriamo che YintaoRogerYu, ex dirigente di ByteDance, ha già fatto sapere che il governo cinese può tranquillamente accedere ai dati sensibili degli utenti di TikTok, cosa che potrebbe continuare a fare tramite portali secondari anche nel caso in cui si concretizzasse Project Texas.

La guerra (Fredda) a TikTok

In più, c’è la malcelata preoccupazione che la Cina potrebbe usare le raccomandazioni di TikTok per diffondere disinformazione; una “paranoia” fondata anche sul dossier di BuzzFeed del giugno 2022 che dimostrò che dati di utenti americani erano stati controllati ripetutamente dalla Cina. Già un anno fa, Oracle aveva iniziato ad analizzare gli algoritmi e i modelli di moderazione di TikTok proprio per cercare di garantire l’assenza di manipolazione da parte delle autorità cinesi. Si tratta quindi anche di un conflitto sul controllo del flusso delle informazioni: se si controlla la narrativa degli eventi, è più facile governare il mondo. In più, nel 2017 la Cina aveva varato la legge sull’intelligence nazionale che dispone l’obbligo, per tutte le organizzazioni e i cittadini cinesi, di collaborare con il governo per questioni di sicurezza. E questa è una differenza sostanziale con gli Stati Uniti dove, anche se il governo ha avuto accesso a dati di Google, Meta, Microsoft e Apple, le stesse aziende tech hanno facoltà di respingere al mittente questo tipo di richieste. Cosa che invece non è possibile per operare in Cina. Preoccupante, dunque, per eventuali dati confidenziali.

La guerra (Fredda) a TikTok – Il caso americano

La situazione americana però presenta ulteriori gradi di complessità. A giugno ’22 Brendan Carr, della Commissione Federale per le Comunicazioni, aveva personalmente scritto a Tim Cook e Sundar Pichai (rispettivamente AD di Apple e Alphabet) per richiedere la rimozione di TikTok dai due store. Alla fine dello scorso anno, il Congresso USA ha approvato una mozione per bandire TikTok su tutti i dispositivi dei propri dipendenti, cosa che peraltro era già stata applicata a tutti i cellulari militari. A gennaio, un senatore repubblicano del Missouri, Josh Hawley, ha proposto un piano di legge per bandire l’app da tutti i dispositivi mobili dei cittadini americani (e già a dicembre, una proposta di legge bipartisan puntava a vietare non solo TikTok ma anche altri social media di aziende collegate a Russia e Iran). Il 2 febbraio, Michael Bennet, senatore democratico del Colorado, ha chiesto a Google e Apple di rimuovere l’app incriminata dai loro store in tutta la nazione. Il 27 febbraio Joe Biden ha dato un ultimatum di trenta giorni a tutti i dipendenti federali, vietando il download e l’utilizzo dell’app. Quando il 23 marzo Shou Chew, AD di TikTok, si è trovato a rispondere a una serie di domande scomode e incalzanti durante cinque sudatissime ore di testimonianza di fronte a un comitato della Camera, le relazioni diplomatiche tra USA e Cina si sono incrinate ulteriormente. A maggio, il governatore Greg Gianforte è diventato il primo a vietare TikTok su tutti i dispositivi nel Montana (motivo per cui TikTok gli ha fatto causa per violazione del Primo Emendamento della Costituzione americana): Apple e Google rischiano fino a 10mila dollari di multa al giorno nel caso in cui rendessero disponibile il download dell’app per i cittadini dello stato con capitale a Helena. La normativa entrerà in vigore dal primo gennaio 2024 anche se al momento rimane incerta la modalità di applicazione della legge e delle sanzioni ai privati.

La guerra (Fredda) a TikTok

Gli USA potrebbero bloccare le inserzioni e gli aggiornamenti sull’app, rendendola di fatto inefficiente (resistere, in pratica, vorrebbe dire non aggiornare il proprio telefono). In più, Apple e altri store già vietano il download di app non funzionanti o con contenuti inappropriati o illegali e possono persino rimuovere le app installate sui dispositivi degli utenti (prassi comunque poco comune). Vero è che per alzare il livello di privacy su TikTok, si potrebbero adottare le stesse pratiche normalmente in uso per altri social (come, ad esempio, negare il consenso all’utilizzo di localizzazione e contatti). In ogni caso, la mossa di Gianforte ha già innescato altri divieti in oltre 30 università e college in tutto il Paese: in posti come Auburn, Oklahoma State e University of Texas non è più possibile utilizzare TikTok servendosi del Wi-Fi accademico e anche l’app è stata disinstallata dai dispositivi universitari. Il governatore Ron DeSantis ha firmato un ddl che vieterà l’accesso a TikTok su tutti i Wi-Fi delle scuole primarie e secondarie della Florida. Robert Daly, direttore del Kissinger Institute, legge la situazione secondo un principio di reciprocità visto che in Cina app come Facebook, YouTube e Google non sono scaricabili o raggiungibili dagli utenti: “Cina e USA si trovano ormai in una relazione ostile che andrà avanti per decenni e che sarà pericolosa e dannosa tanto quanto la prima Guerra Fredda. Dobbiamo guardare da vicino la Cina e le sue app e dobbiamo aspettarci che utilizzi queste piattaforme in qualsiasi modo pur di accumulare una qualsiasi forma di vantaggio nei confronti dell’America“.

La guerra (Fredda) a TikTok – Quale futuro?

La preoccupazione si è estesa a livello mondiale. Nel 2020 l’India fu la prima a vietare non solo TikTok ma anche altre 58 app cinesi su tutti i dispositivi in vendita a livello nazionale. Nel 2022, è stato il turno di Afghanistan (motivi religiosi) e Taiwan (motivi politici). A inizio 2023, a livello istituzionale, ecco l’effetto a cascata dell’Olanda (gennaio) a cui hanno fatto seguito USA, Canada, Unione Europea, Danimarca, Belgio, Regno Unito, Nuova Zelanda, Norvegia, Scozia, Francia e Australia che hanno tutte chiesto di cancellare o non scaricare l’app ai propri dipendenti. In Belgio, in particolare, il PM Alexander De Croo in un comunicato ha espresso tutta la sua preoccupazione: “Non possiamo essere ingenui, TikTok è un’azienda cinese che al momento ha il mandato di cooperare con i servizi segreti cinesi”. Nella sua privacy policy, l’app di per sé raccoglie gli stessi dati di altri social media ma se i dati di utenti americani cadessero in mani sbagliate, ci sarebbero abbastanza informazioni per studiare e archiviare le loro ombre digitali. Se qualche mese fa si sarebbe potuto pensare solo a dei complotti, l’ufficialità dei divieti a livello istituzionale ha reso tutto più credibile. Arthur Hill, ad esempio, stella di TikTok con un milione e mezzo di follower, si è dovuto ricredere: “All’inizio pensavo fosse roba da complottisti ma adesso il punto è che non so se arriverà qualcuno in grado di ricreare gli stessi algoritmi”. Meta (reels) e Google (YouTube shorts) si stanno attrezzando già da qualche tempo, e ci sono altre valide alternative come Triller. Considerando che la musica è una parte fondamentale dell’ingranaggio di TikTok, la piattaforma ha lanciato TikTok Music in Brasile e in Indonesia, ha annunciato da pochissimo il varo di Elevate, programma dedicato agli artisti emergenti, e ha pure siglato un accordo molto dettagliato con Warner. Tutto per non farsi risucchiare da una guerra fredda dove tra i due litiganti, per una volta, non sarebbe il terzo a godere.

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Tra guerre, bombe e nucleare Piero Pelù torna con Deserti e grida al mondo: “Mai più!”. Nell’intervista realizzata da Dario Morciano andiamo in viaggio con il rocker toscano, che si è ripreso la scena con un disco potentemente rock in cui denuncia le barbarie del presente, contraddistinto da conflitti mondiali e una disinformazione sempre crescente. Alessandro Di Battista parla del pericolo di un’escalation nucleare, un rischio altissimo e che ha superato quello vissuto nel corso della “crisi dei Caraibi”. All’interno Tutt’altra politica, Line-up, Un Podcast per capello, Ultima fila e Nel mondo dei libri, le consuete rubriche di Paolo Di Falco, Alessandro De Dilectis, Riccardo Cotumaccio, Marta Zelioli e Cesare Paris. Copertina a cura de “I Buoni Motivi”.

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