Le nostre interviste, Pietro Mennea

Un’intervista realizzata nel 2010 con Pietro Mennea e pubblicata da il Millimetro nel 2022 per gentile concessione di Federico Farcomeni, che la realizzò telefonicamente con il campione dell’atletica leggera. Ve la riproponiamo nel giorno in cui l’azzurro divenne leggenda.

Là dove la provincia di Frosinone si interseca con quella di Latina. Là dove il mare si mischia e si confonde con la boscaglia. Là dove, al ristorante locale, le specialità sono sì i tartufi neri e i funghi porcini, ma anche il pesce fresco. Là dove i grandi dello sport hanno trovato la meta ideale per i propri ritiri materiali e spirituali. Là sorge Formia, o meglio il Centro di Preparazione Olimpica (CPO) di Formia. Ma se lo dite così, state certi che il 99,9% (e la cifra non è casuale) dei formiani potrebbe non capire. Se invece direte “il CONI” state sicuri che vi indirizzeranno tutti dopo il terzo semaforo a destra “fino al mattino” di fronte al Miramare. Quella strada porta all’Isola che…c’è, al contrario di quanto penserebbero Bennato o Mister Barrie. L’isola di chi ha sperato, di chi ha creduto fermamente che un giorno sarebbe divenuto un campione affermato. Come Pietro Mennea. “A distanza di anni, ancora oggi ritengo Formia il posto valido per impegnarsi nello sport, e praticarlo ad altissimi livelli” ci spiega il recordman italiano. “Lì ho trovato la struttura ideale. Oggi con il passare degli anni, non so se c’è bisogno di allargarsi un po’: sono cose che deve vedere e decidere la federazione. Per me era sufficiente per tutto l’allenamento che svolgevo. È ovvio che con il passare degli anni, sono strutture che vanno ampliate, riviste e ammodernate. Rimane comunque un posto ideale. Non so se hanno intenzione di costruirci anche una piscina, ma c’è già il 90/95% di quello di cui uno ha bisogno per allenarsi”.

Le nostre interviste, Pietro Mennea

Il paradiso dello sport

Mennea ha ragione. Il Responsabile Operativo Michele Tarallo ci ha fatto da cicerone nel Centro di Preparazione Olimpica e ci ha spiegato che presto il centro si espanderà oltre la pista di atletica: l’attiguo campo di calcio sarà inglobato alla struttura, ma potrebbe essere utilizzato per il rugby. La scelta non sarebbe certamente strategica, considerando che nei primi anni ’80 i grandi squadroni del Nord facevano base proprio a Formia prima di andare a giocare in trasferta a Napoli e la gente si schiacciava all’ingresso per poter vedere da vicino Liedholm e i suoi campioni. Il calcio insomma ha sempre garantito visibilità e popolarità, e di questo al CPO ne sono consapevoli. Come sono consapevoli che tutti gli sport possono convivere all’interno di questa magnifica struttura: scherma e taekwondo dispongono di ampie zone a loro dedicate. Nell’Aula Magna Brandizzi (200 posti) così come nell’Aula Placanica (70), quella di Vetro (35), la Sala Riunione (20) e nella Polivalente (40) si tengono spesso convegni, stage e corsi di formazione di molte discipline sportive: nuoto, ciclismo, badminton, tiro a volo e biliardo. Una menzione particolare merita il tennis. Appena si entra sulla destra, dopo la portineria, ci sono subito dei pezzi di storia: sui due campi in terra rossa circondati dagli oleandri e gli allori, Panatta, Barazzutti, Bertolucci, Zugarelli e il capitano Pietrangeli costruirono l’unica vittoria dell’Italia in Coppa Davis (1976). Oggi una rete si è ammosciata, mentre l’altra è bella tesa e quasi nessuno ci gioca più. Quei campi sarebbero certamente tornati utili per la mostra celebrativa del centenario della FIT allestita al Foro Italico in occasione degli ultimi Internazionali. Pezzi da museo.

Vittori e Mourinho

A proposito di storia, qui ritrovò la forma anche Roby Baggio, quando era giovanissimo e la sua carriera rischiò di interrompersi bruscamente. Elio Locatelli e Carlo Vittori furono decisivi nel percorso di riabilitazione del “piccolo Buddha”. Vittori è sempre stato un guru della preparazione atletica e per anni ha guidato Mennea a traguardi incredibili. “Quando mi capitava di perdere una gara – prosegue l’uomo dei 19’72’’ – il che significava che arrivavo secondo o terzo, e accadeva raramente, Vittori non si assumeva mai le proprie responsabilità. Una volta disse che avevamo quasi fallito l’impresa perché io avevo preso troppo dal cattolicesimo di mia madre: secondo lui, troppo senso di responsabilità poteva rivelarsi anche negativo per affrontare la gara. Però devo ammettere che avevamo un rapporto fatto di grande stima. Senza di lui, non avrei ottenuto tanti successi, per cui gli sono grato. Insieme abbiamo scritto pagine importanti dello sport italiano. Tanto per dare un’idea del nostro rapporto, io a Vittori ho sempre dato del lei”.

Vittori e Baggio, dicevamo. L’atletica e il calcio. Mennea e Mourinho. Il dottor Mennea (quattro lauree e il diploma ISEF preso facendo avanti e indietro per la Domiziana allora priva della deviazione prima di Pozzuoli) è ben consapevole del ruolo che il calcio occupa a livello nazional-popolare, e poco tempo fa ha incontrato José Mourinho alla vigilia della finale di Coppa Italia vinta contro la Roma. È rimasto colpito dai metodi e dall’onestà intellettuale del tecnico portoghese. Tanto che… “se avessi avuto un allenatore come lui, che qualsiasi cosa accada è pronto a fare da scudo ai propri giocatori, non avrei smesso di fare sport: non può smettere uno che vince due medaglie d’oro ai Campionati d’Europa nel ’78, uno che stabilisce dodici record tra Mondiali, Europei e Nazionali a Città del Messico e che vince la medaglia d’oro alle Olimpiadi a Mosca. Uno che fa questi risultati non può smettere. Se smette è solo perché è stanco a livello fisico e mentale. È perché ha bisogno di recuperare. Rimasi fuori un annetto proprio per staccare: c’erano troppi impegni agonistici. In più non ero uno che si risparmiava (storici i suoi 350 giorni consecutivi di allenamento, ndr), né venivo risparmiato: venivo impiegato tre o quattro volte in altrettante gare. In un campionato d’Europa feci addirittura dieci gare. Ero un atleta che veniva, come si dice da noi a Barletta, anche “sucato”, cioè consumato. La federazione senza di me in quel periodo dove sarebbe andata a parare? Nella Coppa Europa, facendo le due gare individuali e le due staffette, portavo a casa quasi la metà dei punteggi della nazionale. Per questo ero sfruttato da questo punto di vista. Per il movimento e per l’immagine, era importante che io gareggiassi sempre tanto e sempre ai massimi livelli”.

Per uno come Mennea, abituato a lavorare intensamente ogni giorno (pure a Capodanno del ’71 quando a Formia brindò con acqua minerale davanti alla tv in bianco e nero), sembra difficile riuscire ad immaginare anche una vita sociale al di fuori dell’atletica. Lui però era uno che riusciva a riempire le discoteche del litorale. “Quando arrivavano gli altri amici ci divertivamo, facevamo le cose di gioventù: andavamo in discoteca e altre cose da giovani. Io ero quello che faceva aprire le discoteche d’inverno a Formia, in un periodo in cui la città offriva poco. Andavo sul lungomare verso Scauri e c’era una discoteca che, siccome nei giorni infrasettimanali era chiusa, la facevamo aprire appositamente per noi. Una volta il proprietario mi disse che ci avrebbe aperto se fossimo stati almeno 30/40, ma io riuscii a portare più di cento persone. Perciò facevamo sport, ma c’era anche la giusta dose di divertimento”. Lui era quello che trascorreva più tempo nel centro, ma “a periodi venivano gli altri velocisti a svolgere programmi intensi di allenamento, atleti stranieri e altre atlete come la Simeoni che rimaneva a Formia più degli altri ma non quanto me”.

Le nostre interviste, Pietro Mennea

Un servizio a cinque stelle

Ancora oggi il centro vive di questo via-vai di atleti italiani e stranieri. Inglesi, danesi, bulgari, estoni, americani e finlandesi si ritrovano a Formia come in una grande famiglia per preparare al meglio i grandi eventi. D’altronde, è difficile non ambientarsi subito in un posto del genere. Al CPO c’è davvero tutto: clima ideale (i Monti Aurunci “transennano” la zona), sala ristorante con barbecue e forno a legna, 133 posti letto (suddivisi in 5 blocchi residenziali), sala relax, sale muscolazione, sauna, bagno turco, spazi per shiatsu e ginnastica posturale, attrezzature per praticare tutte le specialità dell’atletica leggera sia outdoor che indoor, tre sale mediche e una riabilitativa con 8 box tutti dotati di moderni macchinari. E se vi è venuta voglia di farci un salto, sappiate che sono previste visite guidate con la possibilità di effettuare, soprattutto con allievi di istituti scolastici, test di valutazione motoria. Se invece non siete né atleti né studenti, il cammino è più arduo. Proprio come quello che ogni giorno percorrono tutti gli atleti che passano per “il CONI”.

Si ringraziano per la disponibilità Danilo Di Tommaso, Davide Tieghi (Ufficio Stampa CONI), Pietro Mennea; Marco Sicari (FIDAL) e Michele Tarallo (Resp.Operativo CPO Formia).

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Mai più

Tra guerre, bombe e nucleare Piero Pelù torna con Deserti e grida al mondo: “Mai più!”. Nell’intervista realizzata da Dario Morciano andiamo in viaggio con il rocker toscano, che si è ripreso la scena con un disco potentemente rock in cui denuncia le barbarie del presente, contraddistinto da conflitti mondiali e una disinformazione sempre crescente. Alessandro Di Battista parla del pericolo di un’escalation nucleare, un rischio altissimo e che ha superato quello vissuto nel corso della “crisi dei Caraibi”. All’interno Tutt’altra politica, Line-up, Un Podcast per capello, Ultima fila e Nel mondo dei libri, le consuete rubriche di Paolo Di Falco, Alessandro De Dilectis, Riccardo Cotumaccio, Marta Zelioli e Cesare Paris. Copertina a cura de “I Buoni Motivi”.

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