L’Huracán Buceo e il furto di Topo Gigio

Per certi versi la storia della mascotte dell’Huracán Buceo, club uruguaiano che oggi gioca nei campionati amatoriali (ma con un passato di tutto rispetto nel professionismo), può essere considerata molto vicina a quella della Gioconda. Esatto, l’opera d’arte di caratura mondiale dell’italianissimo Leonardo da Vinci, realizzata nell’italianissima Firenze, ma esposta al francesissimo Museo del Louvre di Parigi. A primo impatto potrebbe apparire come un controsenso, certo. Un’offesa al nostro Paese e un oltraggio allo spirito nazionale. Ma nonostante le leggende metropolitane cavalcate da anni nell’ambito di un’atavica rivalità identitaria e patriottica sempre viva tra noi italiani e i “cugini” d’Oltralpe francesi, è tutto giustificato dal fatto che fu proprio lo stesso Leonardo a portarla in Francia, dove poi, probabilmente, venne acquistata così come tante altre opere d’arte del genio toscano.

Nonostante questo, la Monna Lisa resta ancora oggi nell’immaginario collettivo del popolo italiano come uno dei più grandi patrimoni che tutti rivorrebbero portare a casa. E pensare che nel 1911 un ex dipendente del Louvre, Vincenzo Peruggia lo fece davvero, salvo poi essere arrestato una volta scoperto due anni dopo. La sua idea era di vendere la Gioconda alla Galleria degli Uffizi per qualche milione di lire e successivamente, quando venne scoperto, disse che la sua fosse stata un’azione meramente patriottica, in quanto l’Italia avrebbe saputo valorizzare maggiormente l’opera. Magari era vero, magari no. Di sicuro la Gioconda venne riportata in Francia per prendere di nuovo il suo posto (purtroppo legittimo) a Parigi. E anche se da quell’episodio sono trascorsi più di cento anni, l’argomento ogni tanto torna d’attualità, con cadenza abbastanza regolare.

Il “rapimento” di Topo Gigio

Ma stiamo divagando, il punto di questo articolo è un altro. Cioè che gli italiani hanno il diritto di sapere che non c’è solo la Gioconda tra i più grandi “furti” (chiamiamoli così per semplificare) di prodotti nostrani in giro per il mondo. Già, perché anche se può sembrare impossibile, in Uruguay c’è chi per qualcuno si è spinto addirittura oltre i francesi. E si tratta questa volta di una squadra di calcio, l’Huracán Buceo. Mai sentita prima? Non vi preoccupate, nemmeno noi. Almeno fino a quando non abbiamo scoperto che la loro mascotte fosse un pupazzo a noi molto caro, una colonna portante (e italiana doc) della televisione nostrana a partire dagli anni Sessanta.

Si tratta di Topo Gigio, ovviamente, personaggio nato dalla mente di Maria Perego nel 1959, che disegnò quel topolino antropomorfo con l’obiettivo di conferirgli la connotazione “del candore, della fiducia in un mondo flagellato dai pericoli e dalle paure”. Insomma, italianissimo anche lui, che più italiano non si può. Topo Gigio, grazie anche alla sua voce storica, Peppino Mazzullo (oggi è Leo Valli, ma hanno ricoperto questo ruolo pure Domenico Modugno e Davide Garbolino), ha riscosso all’epoca un successo enorme che è andato ben oltre i confini del Belpaese, tanto da portare successivamente alla realizzazione di un cartone animato giapponese a lui dedicato, trasmesso in Italia con la celebre sigla cantata da Cristina D’Avena (ora la state cantando vero? “Evviva, è arrivato Topo Gigio. Scoppiettante come un fuoco d’artificio…”). Un fenomeno di portata globale, che ha trovato posto nei palinsesti televisivi asiatici, europei, statunitensi e sudamericani. In particolare, a quanto pare, in quelli uruguaiani, quando nel 1968 fece innamorare i bambini nella sua trasmissione insieme a Juan Carlos Mareco, “Pinocho”.

L'Huracán Buceo e il furto di Topo Gigio

E la coincidenza volle che proprio nello stesso anno, l’Huracán Buceo, squadra calcistica di Montevideo, diede vita a un appassionante duello con il Bella Vista, nella seconda divisione del calcio uruguaiano, tale da portare al record (ancora oggi mai superato da due squadre non appartenenti al campionato di prima divisione) di 53583 spettatori paganti per assistere allo spareggio promozione. L’Huracán Buceo uscì sconfitto 2-0 (la storica prima promozione arrivò comunque l’anno successivo), ma la sua cavalcata entrò nel cuore degli appassionati di calcio sudamericani e non solo. E soprattutto dei bambini. Perché è proprio sfruttando quel momento di popolarità che la società decise di prendere Topo Gigio e usarlo come mascotte ufficiale.

Gli anni d’oro dell’Huracán Buceo

Nonostante la sconfitta nella finale promozione, l’Huracán Buceo giocò un campionato pazzesco in quel torneo di seconda divisione, tanto di diventare una sorta di fenomeno di massa: nel corso della stagione vennero venduti più di 150mila biglietti complessivi per assistere alle partite del club di Montevideo, che venne identificato da tutti come la squadra di Topo Gigio, una mascotte che non mancava mai sulle tribune (una statua di cartapesta alta più o meno un metro e mezzo). La definitiva consacrazione del club avvenne poi nel 1969, quando vinse il campionato della loro “Serie B” e ottenne la tanto agognata promozione in Prima Divisione, giocando la finale nel derby contro il Montevideo Wanderers allo Youth Stadium di Las Piedras, imponendosi con il punteggio di 4-1.

Un successo incredibile, che generò caroselli per la capitale dell’Uruguay, che molti all’epoca paragonarono ai festeggiamenti per la Coppa del Mondo del 1950: una “A” gigante sfilò per tutta la città, andando a culminare nella sede di Calle Bouquets. Da allora cominciò un periodo d’oro, che portò la società a partecipare più volte al torneo Pre-Libertadores de América e a conquistare un incredibile terzo posto in campionato nel 1970. Dopo ben 22 stagioni senza interruzioni nel massimo campionato uruguaiano, l’Huracán Buceo nel 1991 ha perso la categoria. Contestualmente fu decisa la vendita della sede ufficiale del “Castillo Brena”, in cambio di 8 appartamenti e 6 garage nell’edificio da costruire su quella proprietà. Tuttavia il denaro prodotto da questa operazione venne utilizzato per l’acquisto di giocatori. E nonostante fosse riuscito a risalire in “A” l’anno successivo a seguito di un ripescaggio, retrocesse nuovamente nel campionato dopo per la seconda volta in tre anni, senza avere più nulla in mano dei circa 500mila dollari che erano derivati da quell’operazione finanziaria. La società si ritrovò così con una lunga serie di debiti, ma riuscendo comunque a mantenersi su buoni livelli.

L'Huracán Buceo e il furto di Topo Gigio

Diretta da Beethoven Javier e dopo una buona stagione, il 17 dicembre del 1995 gli “Hura” sconfissero il Colón nell’ultima giornata del torneo, davanti a uno stadio con più di 6mila persone e, come accaduto negli anni Sessanta, generò un’imponente carovana di caroselli che scatenarono la festa fino all’alba in città. E in mezzo a questi, come testimoniato da numerose fotografie dell’epoca, c’era sempre lui, Topo Gigio.

Il ritorno del simbolo sulla maglia

A partire da quel momento, a eccezione della prima storica apparizione nel 1998 in un torneo internazionale, la Coppa Conmebol, iniziò il declino del club, che portò a una serie di retrocessioni e problemi economici che condussero inevitabilmente verso il fallimento nel 2010, con relativa esclusione dall’Asociación Uruguaya de Fútbol (Auf). Dopo sette anni fuori da tutto, però, l’Huracán Buceo è risorto e con lui anche l’utilizzo di Topo Gigio.

Anche in tempi recenti non sono mancate occasioni in cui i tifosi hanno ricordato la loro mascotte e il club ne ha approfittato mettendoselo addirittura sulla maglia. Sì, lo hanno utilizzato come una sorta di simbolo stampato sulla classica divisa a strisce verticali bianco, rosse e nere, per rievocare i successi del passato e quel boom mediatico avuto nel periodo di massimo splendore. Proprio nel 2017, nell’ottantesimo anniversario del club fondato il 15 marzo del 1937, il nostro Topo Gigio è stato disegnato direttamente sulle casacche della squadra uruguaiana, per celebrare il ritorno all’interno dell’Auf dopo i sette anni “di pausa”. Insomma, si parla sempre della Gioconda, ma c’è un altro “furto” in piena regola di un nostro patrimonio nazionale che si consuma con regolarità dall’altra parte dell’Oceano Atlantico.

Servirebbe un Vincenzo Peruggia uruguaiano, qualcuno insomma che sia pronto a fare giustizia con un’altra azione patriottica, per dimostrare che in Italia ci sia tutto per poter valorizzare maggiormente l’opera. C’è da dire però che nel nostro Paese ce ne sono tantissime di società calcistiche italiane tra professionisti e dilettanti. E a nessuna di loro è mai venuto in mente di dare a Topo Gigio il risalto che ha dato negli anni l’Huracán Buceo. No, forse non è proprio come per la Gioconda. In fondo, gli uruguaiani, se lo sono anche un po’ meritato.

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