Penne insanguinate nella Striscia di Gaza

Nella Striscia nessun rispetto per il giornalismo e il diritto internazionale che lo tutela

Non è mai stata una professione semplice e priva di rischi, sarebbe ipocrita sostenere il contrario. Il giornalismo, storicamente, ha sempre avuto delle controindicazioni pericolose insite nel suo DNA. Un discorso valido in ogni ambito di questo mestiere e che ovviamente si inasprisce nel momento in cui questo si svolge a margine di conflitti o comunque di questioni delicate legate magari al mondo della politica.

Gaza, penne insanguinate
Tra le morti si contano anche un grande numero di giornalisti – ilMillimetro.it

Chi ha il compito di raccontare ciò che succede, di tenere informata la popolazione, ricopre una posizione tanto importante quanto scomoda. Adesso, però, la situazione sta diventando decisamente più preoccupante. E la scusa del “danno collaterale”, spesso usata per “giustificare” incidenti, ormai non regge più.

Entrando nel dettaglio dei giornalisti di guerra e, ancora più nello specifico, del conflitto israelo-palestinese, questi sono diventati dei veri e propri bersagli mirati e lo evidenzia in modo impietoso il report pubblicato lo scorso 15 febbraio dal Committee to Protect Journalists (CPJ), che sottolinea come più di tre quarti dei 99 giornalisti e operatori dei media uccisi in tutto il mondo nel 2023 siano morti in questo conflitto.

Penne insanguinate a Gaza

Sono ben 77 quelli che sono stati assassinati nelle prime dieci settimane di guerra, tra cui 72 palestinesi, 3 libanesi e 2 israeliani, più di quanti abbiano mai perso la vita in un singolo Paese in un anno intero. In più, altri 11 sono stati uccisi a gennaio e nelle prime settimane di febbraio, portando a 88 il numero totale legato al conflitto negli ultimi 14 mesi.

Tante giornalisti morti a Gaza
Sta diventando ancora più duro e pericoloso del normale il lavoro di reporter di guerra – ilMillimetro.it

E questo è solo un rapporto, perché altre organizzazioni per la libertà di stampa contano numeri ancora più alti, come ad esempio la Federazione Internazionale dei Giornalisti, secondo la quale un giornalista su dieci residente a Gaza sarebbe stato ucciso.

A prescindere da quale sia il più preciso, sono dati che mettono a nudo l’inefficacia totale delle varie normative adottate nel corso degli anni da parte delle organizzazioni internazionali, a partire dalla I Convenzione di Ginevra del 22 agosto 1864, dalle sue evoluzioni nelle Quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 e dai due protocolli aggiuntivi del 1977.

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Europa divisa

Ancora disunita fra interessi e sensibilità nazionali forti, l’Unione Europea non è pronta al cambio di paradigma imposto dal nostro tempo. Greta Cristini, collaboratrice de il Millimetro, affronta il tema con il suo approfondimento, arricchito ulteriormente dal commento di Alessandro Di Battista. Il direttore Gianluca Cherubini scrive della recente morte di Alexei Navalny, il più grande oppositore di Putin. All’interno anche L’angolo del solipsista, Vita da Cronista, Line-up, Pop Corn, Un Podcast per capello e Nel mondo dei libri, le consuete rubriche di Giacomo Ciarrapico, Andrea Pamparana, Alessandro De Dilectis, Simone Spoladori, Riccardo Cotumaccio e Cesare Paris. Copertina a cura di Paolo Niutta.

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