Rossa speranza, è tornato il Cavallino Rampante

“Nascere non basta. È per rinascere che siamo nati. Ogni giorno”. Quello che sembra un vuoto esercizio di stile aiuta a trasformare i fatti in parole. Mai nessuno come Pablo Neruda ha avuto la capacità di sintetizzare in poche sillabe l’essenza che si nasconde dietro le cose. Tre frasi che racchiudono un significato profondo, che può essere utilizzando in modo terribilmente concreto per raccontare quanto sta succedendo in Formula 1. Prendendo in prestito il lavoro del Premio Nobel per la letteratura, non basta nascere. Il nome della Ferrari è sempre stato legato a doppio filo a quello delle corse automobilistiche. In particolar modo a quello della F1. Sin dall’istituzione del primo mondiale nel 1950, la scuderia di Maranello ha sempre preso parte a tutti i campionati che si sono tenuti fino a oggi. E non è un caso che detenga il record di vittorie sia nella categoria piloti (15) che in quella costruttori (16). No, non è un caso. Ma nascere non basta.

“Nascere non basta. È per rinascere che siamo nati. Ogni giorno”

Con il passare degli anni il prestigio del Cavallino Rampante ha toccato vette neanche lontanamente immaginabili per le competitor dell’auto. Uno status symbol che ha attraversato oceani e che si è esteso in tutti i continenti del pianeta. Eppure i risultati nell’ultimo decennio, quello compreso tra il 2010 e il 2020 ha regalato molto più delusioni che gioie per tutti gli amanti della Rossa. In pochi sono riusciti a spiegare questo vuoto generazionale che ha reso la monoposto più famosa del mondo a una semplice antagonista di basso livello. Red Bull prima e Mercedes poi hanno monopolizzato la lotta al titolo, rendendola una questione per pochi eletti. Per troppo tempo la Ferrari è stata la bruttina che non veniva invitata alla festa del ballo di fine anno. Ma quest’anno qualcosa sembra veramente cambiato. Perché nascere non basta, “è per rinascere che siamo nati”.

I segreti della rinascita

Ecco dove erano finiti i cavalli. Negli ultimi anni, il gap tra la Ferrari e le scuderie di testa era da ricercare nella potenza. Una voragine che per molto tempo è sembrata incolmabile, soprattutto dopo l’introduzione delle tecnologia ibrida. Un cambiamento epocale che trovato la Rossa a dir poco impreparata. Un nuovo mondo che stava andando avanti senza colei che per più di mezzo secolo ha dato prestigio e rilevanza al tutto il movimento automobilistico. Anche perché è stato messo in discussione uno dei capisaldi sul quale si è sempre basata tutta la Formula 1. A Maranello di motori se ne intendono. Li sanno fare, li sanno sviluppare, li sanno completare. Ecco perché oltre a un ottimo telaio, ci si è concentrati soprattutto a ridare potenza a una bestia che era rimasta senza anima. Nella lunga storia della Ferrari in F1, non è mai successo che le sventure della scuderia dipendessero dal motore.

Rossa speranza, è tornato il Cavallino Rampante

È da quasi tre anni che questo gap tecnologico è stato colmato. La dimostrazione sta nelle tre vittorie della stagione 2019 (Belgio, Italia e Singapore), quando Vettel e Leclerc riuscirono a scatenare tutta la potenza del propulsore della SF-90. Una lezione sonora che scatenò l’ira funesta di Mercedes e Red Bull, che accusarono la Ferrari di aver aggirato le regole. O se preferite, di aver imbrogliato. Ed è per questo motivo che nella stagione seguente la scuderia guidata da Binotto subì un’importante decurtazione di potenza della power unit. Ma quale fu la colpa della Ferrari? Ad anni di distanza, senza poter attingere a fonti ufficiali, l’ipotesi più probabile è quella di aver utilizzato in maniera sfrenata il flow meter (il dispositivo che legge la portata istantanea di carburante), tanto da essere tacciati di voler truffare il paddock. L’inseguimento perciò è andato avanti senza sosta per altri 24 mesi, fino ad arrivare alla stagione in corso. La distanza è stata colmata. Anzi, è stato fatto qualcosa di più. Il motore Ferrari è tornato a essere il miglior in griglia, lo sanno anche gli avversari, e ringraziano anche Haas e Alfa Romeo, equipaggiate con lo stesso propulsore e notevolmente più avanti delle aspettative. Ma il segreto non è tutto nel motore della F1-75. I miglioramenti aerodinamici della monoposto erano stati evidenti anche durante i test invernali. La scelta del team di Binotto è stata diametralmente opposta rispetto a quella della Mercedes W13 progettata dalla scuderia di Wolff. Basti vedere le differenze che ci sono nelle pance. Quelle della Ferrari sono lunghe e a forma di cucchiaio.

I volti della rinascita

Il cambio di mentalità si è iniziato a vedere già dalla scorsa stagione. Occhiali tondi e capelli ricci. Un profilo facilmente riconoscibile girando per il paddock. La giacca rossa completa un outfit che in passato è appartenuto ai grandi del passato. Non si sbilancia Mattia Binotto, subentrato alla guida del team il 7 gennaio 2019 al posto di Maurizio Arrivabene. I risultati gli stanno dando ragione, ma è ancora presto per capire le reali ambizioni della Ferrari in questa stagione così piena di incognite. “Tutto sarà più chiaro solo dopo le prime cinque gare – ha dichiarato alla Bild il direttore sportivo del Cavallino Rampante – Posso dire che in una buona posizione per poter lottare per la vittoria in ogni GP. Lo sviluppo giocherà un ruolo chiave per la seconda parte del campionato. Ci stiamo godendo questo buon inizio, ma vogliamo mantenere questo livello di prestazioni poiché crediamo fermamente che i campioni del mondo dell’anno scorso (la Red Bull, ndr.) siano ancora i favoriti. In ogni caso sappiamo su cosa puntare nei prossimi mesi”.

Il cambio di mentalità è evidente anche solo leggendo le parole utilizzate dal 52enne di Losanna. “Vogliamo riportare questa cultura Ferrari nella squadra. Siamo gli unici ad essere sempre stati in Formula 1, la squadra di maggior successo della storia. Questo è ciò che vogliamo rappresentare”, ha ribadito ancora una volta Binotto. La strada che porta al successo di questi primi GP è stata tracciata 12 mesi fa, quando a Maranello si sono gettate le basi per la monoposto del 2022. “A tutti è stato permesso di iniziare a lavorare in galleria del vento solo l’1 gennaio 2021. Forse ci siamo concentrati maggiormente sull’auto del 2022, ma siamo partiti tutti dallo stesso punto. Sapevamo di esserci preparati bene e di aver lavorato sodo come squadra. Ma ovviamente non avevamo un’idea chiara di dove fossimo rispetto alle altre avversarie. Non ci aspettavamo un risultato così buono nella prima gara”. Un modo di pensare che Binotto ha avuto la possibilità di assimilare lavorando a stretto contatto con il più grande di tutti. Rimane indelebile il periodo in cui è stato ingegnere motorista di Michael Schumacher. “È stato un periodo fantastico. Sono orgoglioso di aver fatto parte di tutto questo. E non solo: ho imparato molto da Schumacher. Ho appreso e la capacità di essere un leader. Non lo dimenticherò mai”. Non è difficile da credere. Senza scomodare paragoni che non avrebbero senso, l’altro volto della rinascita non può che essere quello di Charles Leclerc. Quanto fatto in Bahrein, alla prima gara del 2022, è destinato a rimanere nei libri di storia. Erano infatti due anni, cinque mesi e ventisei giorni che la Ferrari non centrava il gradino più alto del podio. Dall’ultima vittoria della Rossa in Formula 1, a Singapore nel 2019, alla fantastica doppietta del 20 marzo scorso. Nel mezzo il sole e la luna si sono dati il cambio per 910 volte. Restando nel campo delle statistiche, il dato che scalda maggiormente il cuore dei tifosi è un altro: oltre al successo, Leclerc ha ottenuto anche pole position e giro veloce in gara.

L’ultimo en plein all’esordio di un Mondiale era riuscito alla Ferrari nel GP di Australia del 2007 con Kimi Raikkonen, che al termine della stagione vinse il titolo. Per la prima volta dopo 15 anni qualcuno potrebbe prendere la sua eredità. Il pilota monegasco ha rischiato di fare il bis una settimana più tardi sul circuito di Gedda, in Arabia Saudita, dove ad avere la meglio invece è stato Max Verstappen, il campione del mondo in carica. Una prima risposta alla fatidica domanda “ce la farà Leclerc a lottare per il Mondiale?” l’avremo a Melbourne. Anche se il 24enne è sicuro che la sua vettura abbia ancora tanto da dimostrare: “I margini per migliorare sono ancora tantissimi – ha detto negli ultimi giorni – Da far vedere c’è tanto. Sia aggiornamenti che il loro corretto funzionamento sono importantissimi e penso saranno decisivi per il Mondiale. Non ho idea se questi basteranno per vincere il campionato, ma è un grande inizio”. Le prime novità dovrebbero vedersi dopo il Gp di Miami, quinta tappa del calendario F1. Sarà una stagione lunghissima, la più lunga di sempre: con ben 23 gran premi da disputare. Mai così tanti nella storia della Formula 1. Ma non ci siamo dimenticati qualcuno? Sarebbe un errore grave tenere fuori dai discorsi Carlos Sainz, a podio in entrambe le corse disputate fino a questo momento. L’essere cresciuto nella Red Bull all’ombra di Verstappen lo ha portato a cambiare strada e farsi le ossa tra Renault e McLaren. La chiamata della Ferrari appare oggi come una benedizione da entrambe le parti. Lo spagnolo è un pilota molto veloce, ma anche solido e difficile da superare. Sa fare squadra, ha l’umiltà giusta per imparare da chi ne sa più di lui e può essere molto più di uno scudiero per Leclerc. Una coppia (giovane) che fa paura a tutti.

La Ferrari fuori dalla pista

Il mondo delle corse occupa una parte rilevante, ma non totalitaria del marchio Ferrari. Ed è qui che il Cavallino Rampante dà il meglio di sé in termini di risultati. Quando si parla di finanza. Ferrari è il marchio globale più influente del 2021. A rivelarlo è Brand Finance, società internazionale indipendente di consulenza di strategia e valutazione del marchio con uffici in 20 paesi. Il made in Italy si conferma un’eccellenza a livello mondiale, ma quali sono i parametri presi in considerazione per assegnare lo scettro alla casa di Maranello? La valutazione tiene conto del valore complessivo composto dal marketing, dalla familiarità del cliente, dalla soddisfazione del personale e dalla reputazione aziendale. Ma a dare l’impulso determinante è stata la reazione pro-attiva alla pandemia.

L’edizione 2021 del Brand Finance Luxury & Premium 50 ha indicato Ferrari nella prima posizione della classifica lusso

Dopo aver interrotto la produzione, infatti, l’azienda del Cavallino Rampante è stata quella che più velocemente delle altre ha riaperto gli uffici in modo sicuro. Una capacità di reagire in maniera pronta che ha rafforzato la leadership della Ferrari quale società che maggiormente influenza le scelte dei consumatori. La forza del brand è stata certificata a tutti i livelli. L’edizione 2021 del Brand Finance Luxury & Premium 50 ha indicato Ferrari nella prima posizione della classifica lusso, assegnando un punteggio Brand Strength Index (BSI) pari a 93,9 su 100 e un corrispondente rating AAA+. Precedendo marchi come Rolex e Moncler. Per quanto possa andare veloce in pista, nel mondo del lusso il marchio Ferrari non ha rivali.

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Mai più

Tra guerre, bombe e nucleare Piero Pelù torna con Deserti e grida al mondo: “Mai più!”. Nell’intervista realizzata da Dario Morciano andiamo in viaggio con il rocker toscano, che si è ripreso la scena con un disco potentemente rock in cui denuncia le barbarie del presente, contraddistinto da conflitti mondiali e una disinformazione sempre crescente. Alessandro Di Battista parla del pericolo di un’escalation nucleare, un rischio altissimo e che ha superato quello vissuto nel corso della “crisi dei Caraibi”. All’interno Tutt’altra politica, Line-up, Un Podcast per capello, Ultima fila e Nel mondo dei libri, le consuete rubriche di Paolo Di Falco, Alessandro De Dilectis, Riccardo Cotumaccio, Marta Zelioli e Cesare Paris. Copertina a cura de “I Buoni Motivi”.

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