Tor Bella Monaca e la sua piazza di cultura

Negli anni Ottanta, Tor Bella Monaca divenne un quartiere di edilizia popolare. Poi, con il passare del tempo, è stato argomento facile della retorica sul divario socio-culturale tra il centro e la periferia

Ci sono solo poche aree di Roma dove l’edilizia verticale ha un’estensione maggiore rispetto a quella orizzontale. Se si restringe la ricerca a quella abitabile, poi, il numero diminuisce ulteriormente. I grattacieli bianchi di Tor Bella Monaca sono tra questi. Sono alti in media 15 piani e sono comunemente noti con la denominazione “le torri”, segnati uno a uno con le lettere M o R seguite da un numero. Negli anni Ottanta, Tor Bella Monaca divenne un quartiere di edilizia popolare e, ancora oggi, qui, secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Casa Roma, c’è la maggiore incidenza di patrimonio pubblico: 5.567 appartamenti su 6.753 sono case popolari, l’82% del totale.

Cultura e partecipazione, ecco la nuova Tor Bella Monaca
Tor Bella Monaca e la sua piazza di cultura – (foto Martina Martelloni) ilMillimetro.it

Non a caso, è considerato il quartiere più pubblico d’Italia, dopo di lui si accodano, per numero di abitanti e numero di alloggi, lo Zen di Palermo e un altro quartiere di Roma, San Basilio. Negli ultimi trent’anni il nome di questo posto è diventato di uso comune per essere – quasi sempre – associato a racconti di degrado e criminalità, di illegalità e insicurezza, di paura e desolazione. Così come i nomi di altri quartieri periferici italiani – vedi Scampia a Napoli o Quarto Oggiaro a Milano –, Tor Bella Monaca è stato un po’ l’argomento facile della retorica sul divario socioculturale tra il centro e la periferia. Una visione stantia e unilaterale della realtà che, per troppo tempo, ha oscurato un altro racconto dei fatti, nel quale collettività e sperimentazione procedevano di pari passo, tra le strade e i palazzi del VI municipio romano.

Largo Mengaroni racconta una diversa Tor Bella Monaca

La piazza di largo Mengaroni ne è manifesto. Situata a pochi metri dallo stradone principale che collega la via Casilina al Grande Raccordo Anulare, l’ampio piazzale è la casa di tutta una popolazione che rivendica spazi e luoghi di incontro, esplorazione, gioco, passaggio, creatività, cultura. Una piazza dove poter restare. Il 21 dicembre scorso è nato, di nuovo, largo Mengaroni, seppur sulle fondamenta di un’area già esistente. Una piazza che rinasce da un lavoro comune tra la Fondazione Paolo Bulgari, istituzioni e associazioni locali attive nel quartiere. A vederla da fuori potrebbe sembrare un grande slargo di un parco newyorkese, con il suo skatepark, il campo da basket, le panchine a muretto e quei palazzi alti, altissimi, che osservano dal cielo, come volessero controllare e proteggere al tempo stesso un luogo diventato prezioso e vitale per un intero rione.

Largo Mengaroni è un luogo di partecipazione
Il campo da basket di Largo Mengaroni – (foto Martina Martelloni) ilMillimetro.it

“Questa è la nostra piazza, è la piazza di tutti e tutte coloro che la vivono e la difendono da anni. È la partecipazione che ha vinto qui”. Mario Cecchetti lo conoscono tutti a Tor Bella Monaca, è uno dei reduci della lotta culturale che per anni si è consumata e rigenerata in questo quadrante della capitale. “Con la Fondazione Paolo Bulgari abbiamo fatto il passo decisivo: ridare vita a questo posto, valorizzarlo. Un privato che ha deciso di promuovere la piazza più pubblica che possa esserci”.

L’arrivo della Fondazione Paolo Bulgari a Tor Bella Monaca

L’iniziativa nasce all’interno del Cantiere di Rigenerazione Educativa, Scuola, Cultura, Occupazione (CRESCO), promosso e interamente finanziato dalla Fondazione Paolo Bulgari, in collaborazione con il dipartimento DICEA dell’Università La Sapienza di Roma e con l’Associazione culturale Cubo Libro, e realizzato con il supporto dell’Assessorato Ambiente di Roma Capitale e del VI municipio Le Torri. “Abbiamo scelto Tor Bella Monaca partendo da due aspetti”, racconta Giulio Cederna – presidente della Fondazione Paolo Bulgari – “il primo era quello di voler lavorare in un quartiere dove serviva veramente un investimento di questo tipo. Questo municipio è quello con la maggior incidenza di bambini e giovani, ma anche di dispersione scolastica. Il secondo motivo è che Tor Bella Monaca è ricca di anticorpi sociali, come il centro sociale della piazza e la libreria Cubo Libro. Sostenendo le realtà del territorio potevamo fare la differenza”.

Un luogo per i giovani
La libreria Cubo Libro – (foto Martina Martelloni) ilMillimetro.it

Così, da gennaio 2020, prese il via un dialogo tra la collettività attiva e la Fondazione, per intavolare le basi del progetto che vedeva il rafforzamento dell’attività educante attraverso le scuole e la piazza. “Abbiamo scelto come istituto scolastico quello comprensivo ‘Melissa Bassi’ e poi lo spazio pubblico, che è largo Mengaroni”, continua Cederna, “la Fondazione Paolo Bulgari nasce nell’ottobre-novembre 2019 per volontà di Paolo Bulgari, che voleva intervenire sulle scuole e sull’educazione nella città di Roma. Da questa idea è nato anche il progetto CRESCO, che ha questa forte componente di riqualificazione e rigenerazione degli spazi”.

La libreria sociale di Cubo Libro

La piazza dal pavimento bianco si estende con attorno alcune strutture di cemento ricoperte da scritte e graffiti con svariati messaggi e colori. Accanto al centro sociale c’è la Ciclofficina, un piccolo laboratorio di ceramica e, lungo il lato più corto del piazzale, si affaccia Cubo Libro. La porta è quasi sempre aperta e spesso, dentro, ad accogliere chi entra c’è Claudia Bernabucci, la presidente.

Una periferia per troppo tempo denigrata
“Tor Bella Monaca è un luogo di partecipazione” – (foto Martina Martelloni) ilMillimetro.it

“Cubo è la somma di tutti questi libri qui. Questo spazio nasce con l’idea di fare un progetto culturale, poi però ci siamo rese conto che non si poteva scindere il livello educativo da quello culturale. Educativo in senso profondo, tirare fuori e sostenere la persona nella crescita con tutte le opportunità che la persona stessa ha dentro di sé”, afferma Claudia nel raccontare l’identità di Cubo Libro e delle sue origini. “Quest’anno Cubo Libro compirà 15 anni. Questo posto nasce in una casetta di cemento armato, aperto da abitanti di zona con il sostegno degli attivisti del centro sociale qui accanto. Rivendicavano il loro diritto alla cultura”. Claudia e Mario sono indubbiamente due delle rocce del quartiere, quelle che più sostengono e si prendono cura dello spazio condiviso. Lo fanno con una dedizione puntuale e con un obiettivo costante: la collettività, della quale loro stessi fanno parte. “Ho iniziato a frequentare Tor Bella Monaca negli anni del liceo. Ho scoperto così quanto il mondo fosse più complesso di quello che credevo. Iniziai prima a fare volontariato nel quartiere per cercare di trovare una rappacificazione rispetto a tutte quelle esperienze che mi avevano investito negli anni dell’adolescenza. Cercavo uno spazio per esprimere il mio attivismo per il sociale e così sono finita a largo Mengaroni, poi però non me ne sono più andata”.

Claudia descrive così il suo incontro fatale con questa piazza. “Sono nata in queste zone, ancora più giù di qui, precisamente nella borgata Pantano, che oggi tutti associano al capolinea della metro C. Conosco questi luoghi da sempre e sicuramente le mie origini hanno segnato le mie scelte future. Se apri gli occhi, questo quadrante di Roma ti mostra con grande facilità la varietà del mondo. In pochi km, all’interno dello stesso municipio, ci sono scenari completamente diversi. È per questo che il concetto dantesco del ‘non ti curar di loro, ma guarda e passa’ mi ha sempre fatto arrabbiare come atteggiamento”.

La rigenerazione dello spazio pubblico

Il concetto di Cantiere, così come la Fondazione Paolo Bulgari ha voluto definire questo progetto, intende proprio esprimere l’idea della costruzione in corso. “La parola cantiere deriva dal greco ‘kanthélios’ che significa ‘asino’.  L’asino è simbolo di costruzione e dell’ascolto, mettersi in ascolto nelle realtà del territorio, nessuno di noi ha mai dato regole, abbiamo lavorato insieme alla comunità. Il progetto è scritto da tutti”, dice Giulio Cederna. “I ragazzi che nascono in un contesto come questo partono con uno svantaggio di posizione, hanno meno servizi, meno risorse, devono superare una serie di ostacoli. Dall’altro lato, però, devono anche superare uno stigma che al di fuori viene affibbiato a coloro che vivono in quadranti come questo. È chiaro che qui ci sono problemi. Una fondazione privata con un nome impegnativo ha scelto il quartiere più pubblico di Roma, si è creata una vera alleanza con le reti sociali del quartiere”.

Un itinerario di percorsi quelli che si intersecano a largo Mengaroni, che va dalla cultura dei libri di Cubo Libro alla riappropriazione di spazi da vivere con lo sport, l’aggregazione, la partecipazione. Mario Cecchetti è seduto di fronte al murales che incornicia l’entrata del “Che”ntro sociale. È un Dante Alighieri che ha tra le mani alcuni fogli della Divina Commedia ma con scritte in arabo. Rivolge lo sguardo alla sua sinistra, osservando il disegno di un ragazzo che fa lui stesso un disegno di street art. Una sorta di meta-murales.                                                                                                      

Un’altra narrazione è possibile

“La prima volta che venni qui era il 1984, ma fu negli anni ’90, nel pieno di una forte spinta a livello cittadino in tutta Roma, che iniziammo ad organizzare concerti, attività culturali, cose che toccavano il tessuto giovanile”, racconta Mario, indicando la direzione della piazza.

I giovani si ritrovano immersi nella cultura
Cultura e partecipazione a Tor Bella Monaca – (foto Martina Martelloni) ilMillimetro.it

“Col tempo le attività si sono sempre più calate nel contesto sociale di questo quartiere. Capendo quelle che erano le necessità di questo posto. Il 1995 fu un anno di svolta, l’Unione Europea avviò il progetto Urban, al quale prese parte anche l’Università La Sapienza. Arrivarono a pioggia 42 miliardi della Comunità europea per riqualificare Tor Bella Monaca e Torre Angela. Una prerogativa che si dava nel progetto era il partenariato con il contesto sociale. Si chiedeva che i residenti venissero investiti come parte attiva del progetto. Ci venne naturale accettare questa scommessa, dovevamo tentare di fare il salto per questo quartiere. Da quel momento in poi tutto ebbe inizio”. La narrazione che iniziò a diffondersi su Tor Bella Monaca negli anni 2000 era carica di pregiudizi e frasi preconfezionate. “I giovani erano i primi ad essere presi di mira”, dice Mario, “una generazione disagiata, così veniva definita, come se fossero affetti da un virus, una malattia. Noi scegliemmo di alzare la voce e divulgare un’altra narrazione. Mostrammo una socialità partecipata che era quella che stavamo sperimentando e vivendo qui nel centro sociale.

I giovani come protagonisti, non giudicati né vittimizzati”. Tor Bella Monaca è l’esempio perfetto della cancrenazione del racconto. Quando si sceglie di iniziare a raccontare qualcosa in un modo che poi si conserva per molto tempo. C’è ancora bisogno di capire un concetto profondo, che qui emerge fortissimo, ossia che è l’incapacità di dare risposte concrete a problemi concreti del quartiere a causare lo sviluppo di alcune dinamiche di illegalità. Questo è ciò che è accaduto anche qui. “L’incapacità della politica di dare risposte a problemi seri”, dice Mario.

Il futuro della piazza passa dalla cultura accessibile

Il progetto Urban terminò nel 2006, lasciandosi dietro un quartiere ancora manchevole di molti servizi e valorizzazioni. “Dal 2006 la piazza stava diventando la bottega dello spaccio, fu il quartiere a dire di no allo snaturamento dello spazio. Così, a poco a poco, se ne riappropriò”, chiarisce Claudia. “Da quel momento iniziarono ad arrivare le donazioni dei libri fino a quando non avevamo più lo spazio nemmeno per camminare, eravamo invasi dai libri. Dal 2008 iniziammo a dare forma a questa libreria. I bambini iniziarono ad arrivare da soli, anche loro, in qualche modo, hanno creato questo posto. Tramite i bambini riuscivamo ad agganciare le loro famiglie e ampliare le conoscenze e la comunità stessa”.

Cultura e sociale a Tor Bella Monaca
El “Che”ntro sociale – (foto Martina Martelloni) ilMillimetro.it

Con la Fondazione Paolo Bulgari, le realtà del Cubo Libro, del “Che”ntro sociale e degli altri spazi aggregativi di largo Mengaroni, hanno la possibilità di far crescere ancora di più le loro ambizioni. Claudia Bernabucci sa già in che direzione andare: “Ora che la piazza c’è, stiamo cercando di responsabilizzare tutti coloro che la vivono. Per me Cubo Libro è una scelta di vita. La prospettiva delle cose da fare con la nuova piazza esplode, i progetti crescono. Quando mi chiedono: hai mai pensato di lasciar perdere? Sì, tutti i giorni. Hai mai pensato che senza Cubo Libro tu non potessi vivere? Sì, tutti i giorni”.

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La storia al contrario

Il terrorismo israeliano e lo “spazio vitale” nazional-sionista. Nell’articolo principale Alessandro Di Battista sottolinea come sia «triste constatare quanto i discendenti delle vittime dell’Olocausto stiano, giorno dopo giorno, assomigliando sempre più ai peggiori carnefici della Storia». Greta Cristini analizza geopoliticamente i possibili scenari, mentre Luca Steinmann e Valerio Nicolosi ci raccontano la vita in Libano e in Cisgiordania con i loro reportage. All’interno Line-up, Un Podcast per capello, Ultima fila e Nel mondo dei libri, le consuete rubriche di Alessandro De Dilectis, Riccardo Cotumaccio, Marta Zelioli e Cesare Paris.

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